Attenti ai ladri!

di Chiara Rovigatti

Descrizione ed interpretazione di un sogno

Sto rientrando a casa in tram e, prima di scendere, mi cambio i vecchi pantaloni che indossavo con dei nuovi che riesco però ad infilare a fatica perché mi vanno un po’ stretti.

Scesa dal tram alzo gli occhi verso casa e mi accorgo che le finestre sono illuminate e aperte, segno della presenza di qualcuno. Infatti vedo affacciarsi delle persone che, mi accorgo, essere dei traslocatori che stanno letteralmente smontando i mobili per portarli via. Io urlo per attirare la loro attenzione, e chiedo a uno di questi che cosa stia succedendo. L’uomo mi dice che, a causa di un amico di mio fratello che aveva perso al gioco, gli usurai a cui si era rivolto si stanno rifacendo della perdita di costui portando via i mobili di casa mia coi quali lui aveva garantito il suo debito, e aggiunge anche che, purtroppo, nel trambusto uno dei miei 2 gatti era morto.

Caccio un urlo terribile di dolore e, prima di salire, decido di chiamare la polizia affinchè intervenga subito. Salgo con gli agenti in casa, e mi accorgo che la mia vicina di pianerottolo sta ospitando il gatto superstite che vedo essere Zenith, la femmina: era quindi morto Nadir, il maschio.

La polizia interviene e obbliga i traslocatori a rimettere a posto i miei mobili, dato che l’amico di mio fratello non poteva certo garantire il suo debito con oggetti che non gli appartenevano.

Il sogno è molto articolato e di non facile interpretazione. E’ comunque evidente che io stia in una fase di transizione interiore testimoniata dal fatto che cambio i vecchi pantaloni, che però mi vanno ancora un po’ stretti perché la mia anima carnale non si è ancora del tutto liberata del peso superfluo dei suoi aggregati: non è ancora smilza a sufficienza per indossare i nuovi pantaloni della personalità purificata.

E qui bisogna fare attenzione: attenzione ai ladri che sono sempre in agguato per depredarci delle nostre qualità animiche superiori (i mobili). Ogni attacco, dobbiamo saperlo bene, fa sempre comunque delle vittime anche quando riusciamo a scamparla. In questo sogno, ne fa le spese il mio gatto Nadir, la parte maschile del mio Mercurio ancora differenziato in quanto rimane vivente la femmina Zenith. E’ un grosso avvertimento per me anche se interviene la polizia (in questo caso l’aiuto dall’Alto) a rimettere a posto le cose. Mi stanno informando che, se non vigilo a sufficienza, il mio Lato Oscuro può inficiare (far morire) una parte essenziale del mio Mercurio impedendo che si ricostituisca il suo stato di indifferenziazione.

La guerra interiore

di Chiara Rovigatti

Descrizione ed interpretazione di un sogno

E’ una bella giornata di sole e mi trovo in compagnia di amici a bordo di un grande entrobordo in navigazione su un mare cristallino e calmo. A un certo punto i miei amici, che si trovano già a sguazzare in mare e si divertono molto, mi invitano a raggiungerli.

Mi tuffo e mi metto a nuotare godendo del mare calmo e della bella giornata di sole.
Improvvisamente il cielo si oscura così come il mare che lo riflette e mi accorgo che, a qualche decina di metri da me, sta colando a picco una nave da guerra: la prima cosa che penso è quella che devo subito allontanarmi se non voglio essere risucchiata dal gorgo. Contemporaneamente, mi rendo anche conto che il mare dove sto nuotando coi miei amici si affolla di altre navi da guerra sulle quali scorgo soldati dotati di visori notturni in assetto di attacco: mi giro e scorgo che l’acqua del mare si sta convogliando sotto un tunnel verso il quale sia io che i miei amici ci dirigiamo dato che sappiamo che solo così potremo raggiungere la terra ferma.

Mentre nuotiamo però ora ci rendiamo conto che pian piano dalle profondità marine stanno emergendo dei cadaveri (le vittime di questa guerra) che cerco di scansare.

Questo sogno descrive molto bene, secondo me, la guerra interiore che un ricercatore dello Spirito deve intraprendere con il suo lato oscuro.

Il mare, che indica l’anima carnale con le sue pulsioni, dapprima si presenta calmo e luminoso segno che il processo di purificazione dell’adepto sta già operando una pulizia alchemica dei residui animici. Va segnalato comunque che, la trasmutazione alchemica porta sempre a galla tutte le passioni e i vizi che costituiscono il nostro lato oscuro che, nel sogno sono costituiti dai cadaveri che vengono man mano a galla dal profondo del mare ora diventato oscuro. Particolare attenzione poi dobbiamo porre affinchè questo lato oscuro non ci inghiotta: sempre essere vigili pena l’essere risucchiati e inghiottiti nelle profondità tenebrose.

Noi dobbiamo dichiarare guerra a questi nostri difetti, dobbiamo essere i soldati di noi stessi, coloro che combattono instancabilmente la nostra personale guerra interiore senza alcuna pietà.

Mountain View

Proprio ieri ho fatto un sogno di una sincronicità pazzesca, che mi rimarrà per sempre impresso nell’intimo.

Ricordo solo che mi trovavo in una cittadina di nome Santa Clara, oppure c’era qualcuno che mi diceva che sarei dovuto andare lì, insomma, una cosa del genere. Non sapevo dell’esistenza di questo posto, così quando mi sono svegliato ho cercato su Google e ho visto che invece esiste realmente. Santa Clara è una cittadina della California, nota perchè si trova al centro della Silicon Valley, ed è la sede dei quartieri generali di tutti i colossi informatici e aziende high-tech. Intel, Nvidia, Microsoft, Google, Mozilla Corporation, e altro, hanno tutti sede lì.

Ora, ricordo che sul mio blog c’erano state visite anche dalla California, e ho visto che una veniva da una cittadina che si chiama Mountain View. Guarda caso, questa cittadina fa parte della Contea di Santa Clara, dista soli 15 km da Santa Clara ed è anch’essa parte della Silicon Valley. Tutte e due si trovano nella San Francisco Bay Area. Non mi ha colpito tanto che mi trovassi lì, ma il fatto che non sapessi dell’esistenza di quel posto che solo dopo ho scoperto essere reale. E proprio da lì arriva una visita al mio blog.

Più tardi, però, mi sono accorto di un fatto ancora più sorprendente. Ho visto che una di quelle visite da Mountain View è avvenuta proprio il giorno del sogno, ed è stato visionato l’articolo sull’esoterismo di Lost. Anche se sono stati pochissimo tempo, direi qualche secondo. Però la visita c’è, è stata registrata, quindi comunque l’hanno aperta la pagina. Direi che è una sincronicità ancora più forte di quella che potevo immaginare prima poiché sogno di stare nella Contea di Santa Clara proprio il giorno in cui da lì arriva una visita al mio blog.

Tra l’altro Mountain View significa “Vista della Montagna”, un termine di grande spessore esoterico. La Montagna iniziaticamente è la vetta da scalare per rincongiungerci a Dio. Sulla cima risiede Melkizedek, Colui che ci guiderà verso la nostra Patria Celeste. Non a caso gli Assassini lo chiamavano il Vecchio della Montagna. Volendo interpretare la sincronicità del sogno, direi che mi è stata prospettata questa possibilità, infatti mi trovo nel luogo dove parte la Montagna Sacra diretta al Logos, a partire dal quale dovrò iniziare la scalata per giungere in cima. Ma la mia è soltanto una “vista”, nulla più, forse per farmi capire che una meta c’è ed è raggiungibile, ma tutto dipenderà dalla mia perseveranza.

Non so chi sia questo tale dalla California che ha visitato il mio blog, ma lo ringrazio perchè attraverso di lui il Padre mi ha manifestato una volta di più quel volto nascosto della realtà che sfugge ad ogni logica di interpretazione razionale.

Alchimisti di noi stessi

di Chiara Rovigatti

Descrizione ed interpretazione di un sogno

Il seguente è un sogno molto strutturato e di chiara matrice alchemica del quale non penso di aver chiarito l’intero senso ma, comunque, cercherò di farlo, almeno alla luce di quanto posso aver compreso a tutt’oggi:

Mi trovo al supermercato e al mio amico Giovanni, che è il cassiere pago degli indumenti che ho appena comprato e che ripongo poi in una borsa che ne contiene altri, ma già usati.

E’ sera e Giovanni dovrebbe partire e ritornare a casa sua, ma invece ci ritroviamo sotto casa mia dove gli chiedo se vuole salire un attimo: lui dice di sì perché ha sete. Saliamo ma purtroppo non ho granchè da offrirgli, il frigo è vuoto senza neanche dell’acqua minerale. Io gli dico che solitamente non acquisto acqua minerale perché bevo quella fresca del rubinetto del lavandino del bagno e posso offrirgli solo quella. Giovanni però vede che in frigo c’è qualcosa che lui dice che gli va bene: si tratta di un piccolo contenitore in vetro che contiene una polverina ma, essendo fredda, preferisce scaldarla al fuoco per via dei suoi problemi di stomaco. Al calore la polverina si tramuta in un liquido d’oro che io diluisco con un po’ d’acqua del rubinetto.

Ora ci troviamo in salotto dove l’atmosfera è un po’ tetra. Improvvisamente mi accorgo con paura che la disposizione dei mobili non è la solita: è come se qualcuno l’avesse cambiata in mia assenza, però io abito da sola… Informo Giovanni e anche mio fratello Giancarlo ora presente che concorda con me, e ho l’impressione che in casa si stia verificando qualcosa di strano come se ci fosse una presenza. Un forte vento entra da una finestra tanto da urtare una imposta in vetro che era appoggiata al muro: Giovanni la afferra e, prima che mi cada addosso, la posa stesa per terra.

Io sono spaventata ma mio fratello dice che non devo e fa presente che quello che è entrato era “sale”. Giovanni conferma e dice rivolto a me: “Ma questa casa era sporca, non te n’eri accorta?”

Poi Giancarlo aggiunge: “Però quello che esce porta anche dentro.” Ed io rispondo: “Non sempre quello che svuota riempie”.

Giovanni mi guarda e sorride complice (come se fosse un gesto d’intesa fra “noi che sappiamo”) e si rivolge a Giancarlo per chiarirgli il concetto; toglie dalla sua cartella uno strumento (una specie di I-pod in plastica gialla) e si gira verso mio fratello mentre io dico: “Ah, porti sempre con te i tuoi strumenti…”.

Improvvisamente mia madre (ora c’è anche lei) mi fa notare che è tardi e che non è il caso che Giovanni faccia il viaggio di ritorno. Però in casa non c’è niente da mangiare e mi suggerisce di uscire a mangiare la pizza tutti assieme, nonna compresa.

Il sogno è molto strutturato e veicola un messaggio molto potente di chiara matrice alchemica.

Il cassiere Giovanni impersona il Melkisedeq personale, quella particella divina occultata all’interno di noi che siamo chiamati a risvegliare dal sonno obnubilante della condizione materiale in cui tutti siamo immersi. Il ruolo di cassiere è molto pertinente in quanto Melkisedeq è quel Re di Giustizia a cui dobbiamo rimettere i nostri debiti karmici: è il Padre al quale diciamo “rimetti a noi i nostri debiti” quando recitiamo la preghiera del Padre nostro. Io, quindi, mi presento al mio Re di Giustizia per pagare gli acquisti fatti: degli abiti nuovi che sono la nuova immagine di quella mia personalità costituita dai vecchi abiti contenuti nella borsa, e che io devo rinnovare e purificare con un continuo lavoro di sgrossatura della pietra grezza (la mia vecchia personalità, appunto).

A fine giornata (dopo aver ottemperato alla sua funzione di Re di Giustizia) Melkisedeq dovrebbe far ritorno a casa sua (nei Suoi Regni di Luce) ma invece, si ritrova con me sotto casa mia (su questo livello di manifestazione): decide cioè di mettermi alla prova e di verificare lo stato del mio lavoro su me stessa. Ha sete e Melkisedeq può placare la sua sete unicamente con la pratica alchemica come detto nel Salmo 110 laddove recita:

“Berrà dal torrente lungo il cammino, perciò terrà alta la testa” (la presenza divina in noi si disseta man mano nel corso del nostro percorso alchemico e, solo così, si potrà ridestare pena rimanere addormentata e bloccata alla base dell’osso sacro).

Essendo sprovvista di acqua minerale, Giovanni-Melkisedeq apre il frigorifero dove dice di trovare qualcosa di suo gradimento:un piccolo contenitore in vetro contenente una polverina che Lui si affretta a riscaldare dato che afferma di avere mal di stomaco. Qui l’allusione alchemica diventa palese: la polverina è la Prima Materia della mia personale Opera Ermetica, che però non ha raggiunto lo stato giusto dato che è fredda e abbisogna dell’apporto del Fuoco Segreto (Giovanni la mette a riscaldare).

E’ noto infatti che il buon alchimista deve sì racchiudere ermeticamente la sua Prima Materia in un vaso/athanor (il contenitore in vetro del sogno), ma deve anche sottoporla all’azione del Fuoco Alchemico che deve essere moderato come il tepore costante della cova di una gallina. Tale fuoco deve essere moderato e costante perché gli impazienti, utilizzando un fuoco troppo intenso, si preparano al sicuro fallimento della loro Opera (si causa il mal di stomaco a Melkisedeq…).

Qui va anche sottolineato come nell’atto di riscaldare quello che io ho ancora freddo, Melkisedeq mi manifesta il Suo prezioso aiuto, aiuto che è assolutamente necessario: senza l’aiuto dall’Alto nessun alchimista, anche se ottimo operatore, non riuscirà mai nel suo intento.

La scena susseguente che si svolge nel salotto è molto significativa. La mia anima carnale è sporca (salotto tetro) ma i suoi componenti (i mobili) sono in dinamica, e questo denota che un qualcosa del quale sono ancora incosciente (non so chi li abbia spostati) si sta attivando. La forte sensazione di avvertire una presenza ed il gran vento manifestano l’azione dello Spirito che, ogni volta che si manifesta, provoca necessariamente sconquassi, caos e disordine sia nell’anima che nel corpo fisico (ordo ab chao). Anche questa volta, Giovanni-Melkisedeq viene in mio aiuto evitando che la finestra, appoggiata al muro, mi cada addosso.

Abbastanza ermetico è lo scambio di battute tra me e mio fratello/Spirito. Dapprima mi dice di non avere paura perché ciò che era entrato (il vento) era “sale”. E qui il sale/vento si abbina alla polverina posta in frigo: sale questo vento e sale quella polverina, ambedue il MIO sale, la mia Prima Materia, essenziali entrambi (come afferma Giovanni-Melkisedeq) per ripulire la mia casa, la mia anima carnale.

Mio fratello aggiunge anche questa frase: “Però quello che esce entra anche dentro” al che io rispondo: “Non sempre quello che svuota riempie”.

Ora, francamente, ammetto che il significato di tali asserzioni non mi sia molto chiaro, ma posso azzardare un’ipotesi.

Quello che io emetto (Oro Potabile) deve rientrare in me per purificarmi: è il ciclo ouroborico senza soluzione di continuità, però devo fare attenzione perché, se non alzo la qualità di ciò che emetto non sarò in grado di riempirmi, di portare me stessa a compimento.

L’atto di Giovanni-Melkisedeq che interviene con una specie di strumento di misurazione, sembra confermare appunto questo concetto: quello che emettiamo se vogliamo che ci riempia, deve ritornare in noi impreziosito (“La pietra che gli edificatori hanno scartata è divenuta la testata d’angolo”, Marco 12-10).

La fase finale del sogno mostra mia madre/Anima Spirituale che desidera trattenere presso di sé il suo Sposo Mistico/Giovanni-Melkisedeq, però si rende conto di non avere il cibo necessario per sfamarlo. Il suggerimento di uscire in pizzeria dimostra il ricorso ad un aiuto esterno per trovare il corretto nutrimento: la pizza che è quel pane/Eucarestia/Oro Potabile al giusto calore.

Per terminare, oso dire che questo sogno ha un grosso indice di consolazione: l’alchimista è chiamato a lavorare duramente e instancabilmente la sua pietra grezza, ma non deve perdere mai la speranza di ricevere aiuto dall’Alto per colmare le sue innumerevoli manchevolezze. Unica cosa richiesta: volontà e instancabilità.

La principessa e il gufo

di Chiara Rovigatti

Descrizione ed interpretazione di un sogno

Epoca: Medioevo.

Io sono un cavaliere convocato assieme ad altri dal suo signorotto. Prima del raduno, mi trovo sul sagrato della chiesa dove un altro cavaliere mi informa che sta arrivando la principessa per la messa e che lei deve parlarmi. La principessa vestita di bianco arriva col suo seguito di damigelle e si ferma davanti a me/cavaliere: è una fanciulla giovanissima (13/15 anni), mi sorride e mi invita a entrare con lei in chiesa. Bagno la mia mano destra nell’acqua santa e la porgo a lei che, a sua volta, bagna la sua mano tramite la mia e si fa il segno della croce. Ci appartiamo ed io la avverto che bisogna stare all’erta perché io avverto un forte senso di pericolo, come se si stesse preparando un complotto. Lei annuisce e concorda con me.

Cambia scena: giorni odierni a casa mia.

C’è gente in casa (che io non vedo) e mio fratello tiene in mano (come un falconiere) un gufo maestoso dalle penne sfumate in indaco chiaro (la testa) fino a indico scuro (le cime delle ali). E’ bellissimo e io lo guardo incantata mentre il volatile sembra “sorridermi. So che è lì per me ed io lo accarezzo, mentre i miei 2 gatti bianchi tentano di rincorrerlo e sembrano quasi voler giocare con lui. Lui è un po’ spaventato e si rifugia in alto sui mobili. Mio fratello mi dice di raggiungere gli ospiti, ma io mi intestardisco a voler buttare via oggetti vecchi accumulati nel tempo prima di andare a mangiare con tutti. La mia scusa è di voler far posto al gufo che so che vivrà d’ora avanti in casa con me.

La principessa giovanissima che incontro è la mia Neshamah: è giovane perché si sta risvegliando da poco tempo, ma è pulita e pura come testimoniato dal suo abito bianco.
Il signorotto è un esponente delle Tenebre tantè che io parlo alla mia Anima/principessa a bassa voce per metterla in guardia dalla pericolosità del feudatario, cosa questa a lei già nota. L’Anima Spirituale è sempre oggetto di attacchi da parte delle Tenebre. La sacralità del gesto in chiesa fra me e la mia Anima (il passaggio dell’acqua benedetta = Oro Potabile) denota una volta di più il forte legame tra noi due.

Mio fratello/Spirito tiene in mano un gufo regale nell’aspetto con le penne del color dell’indaco, colore della spiritualità (dello stesso colore erano le penne del pellicano che teneva nel becco il suo piccolo, protagonista di un sogno che feci il 19/10/2009). Il gufo/civetta ha come ogni simbolo una doppia valenza: può simbolizzare le forze del Male, ma anche l’Intelligenza Superiore/Sophia (= l’elmo di Athena a forma di gufo/civetta). In questo caso opterei per questa seconda interpretazione proprio in virtù del fatto che l’animale mi viene presentato da mio fratello/Spirito, sembra “sorridermi” (anche qui complicità come prima tra me e la mia Anima), ed anche per il colore del suo pennaggio.
Molto chiaro è il ruolo dei miei due gatti bianchi che tentano di disturbarlo e spaventarlo cosa che, comunque, non fa desistere il gufo dall’abbandonare casa mia (= me stessa). Circa i miei gatti (il gatto è simbolo del Mercurio Filosofale), va comunque sottolineato che il loro colore è il bianco e che, benchè siano piuttosto vivaci verso il gufo/Sophia, il loro colore candido indica che i loro attacchi non sono irreparabili e che lo stato del mio Mercurio è in via di miglioramento/purificazione. La mia ostinazione a voler buttare via oggetti vecchi in casa significa la mia volontà di liberarmi del mio peso egoico in modo che sia possibile creare un ambiente adatto e stabile per il gufo. Una volta purificato interamente il mio Mercurio, il mio gufo/Sophia prenderà dimora definitiva in me.

Nota: c’è da evidenziare il ruolo importante che assumono i miei due gatti bianchi nel percorso che ho intrapreso. Sembra che mi siano stati affiancati di proposito come specchio del mio lavoro interiore. Nadir e Zenith rappresentano il mio Mercurio ancora differenziato (sono maschio e femmina), ma in via di purificazione in virtù del lavoro su me stessa. Studiandoli posso monitorare lo stato di salute del mio Mercurio, infatti ultimamente ho notato che i due sono reciprocamente molto vivaci e combattivi l’uno contro l’altro e, questo, spiega il loro ruolo nel sogno. Non sono ancora completamente bianchi (cioè, lo sono nel mantello – esteriormente -, ma non anche essenzialmente vale a dire interiormente), per cui spesso manifestano il caos che ancora alberga in loro: cioè nel mio Mercurio.

Cercate dentro e non fuori!

Vi racconto un sogno che ho fatto qualche giorno fa. Sono rimasto davvero incantato per il suo alto contenuto spirituale. Vediamo di che si tratta:

Mi trovo assieme ad un amico all’interno di una sala di un palazzo in cui ci sono tante finestre. Appena le apro compare in alto una volta stellata e il mio amico mi dice che dobbiamo restare lì per scoprire dei nuovi pianeti. Io invece mi rifiuto totalmente e gli dico che tutto ciò che c’è all’esterno del palazzo non conta niente, è falso, è un’illusione, e dobbiamo preoccuparci solo di quello che accade all’interno. A sentirmi dire queste cose, lui si arrabbia tantissimo e litighiamo di brutto. Subito dopo arriva anche un altro mio amico che si infuria con me per le mie affermazioni e litigo violentemente pure con lui. Poi apro altre finestre del palazzo e vedo che ognuna di esse conduce su dei giardini. Questi giardini però sono tutti rinchiusi all’interno di una prigione, al di fuori della quale non c’è niente di vivo, solo il nulla, il vuoto…

Il palazzo dentro cui mi trovo è chiaramente la dimensione interiore in cui alberga il nostro Io Divino ed è l’unica cosa alla quale io dia veramente importanza. I miei amici però cercano di spingermi verso il mondo esterno ed obbligarmi a scoprire nuovi pianeti, e sappiamo bene cosa i pianeti rappresentino nella tradizione gnostica. Sono le sette sfere arcontiche che ci intrappolano nella dimensione fisica impedendoci l’accesso verso il regno spirituale. I Terribili Sette. Ragion per cui gli amici del sogno sono in realtà gli Arconti che vogliono imprimere il loro sigillo planetario sull’anima precludendone il risveglio.

La mia opposizione denota che io non voglio cadere nella trappola di farmi incantare dal fascino del mondo esterno, ma Loro si infuriano violentemente e capisco che faranno di tutto pur di condurmi dove vogliono. Ciò sta a significare che dovremo lottare tanto per liberarci da queste catene.

E quello che vedo fuori dalle finestre è emblematico della condizione di precarietà e fragilità che caratterizza questo mondo. Anche le lusinghe più appetibili e i luoghi più incantevoli (i giardini) sono in realtà una prigione che ci separa dalla dimensione spirituale, e dobbiamo tenerlo a mente.

In breve, ecco cosa significa realmente il sogno: Cercate dentro e non fuori!