Alchimia spirituale

di Rosario Puglisi

L’Alchimia, se considerata senza pregiudizi e debitamente intesa, è una scienza che insegna le più alte verità che un uomo spiritualmente illuminato possa raggiungere.
Il contenuto simbolico di questa “Scienza Sacra” riguarda la più alta conoscenza di Dio, Natura ed Uomo; pertanto l’alchimia non è una scienza intellettuale, ma una scienza spirituale, in quanto quello che appartiene allo Spirito può essere conosciuto solo spiritualmente.

Essa, tuttavia, è una scienza che si occupa anche di cose materiali essendo “spirito” e “materia” due opposte manifestazioni o poli di una eterna “Unità”.

L’alchimista e il dragone igneo, Clavis Artis, Ms. XVII sec.

L’alchimia è un’arte, e come ogni arte richiede un artista per esercitarla, così questa scienza divina ed arte al tempo stesso, può essere praticata solo da chi è in possesso del divino potere necessario a tale proposito.

E’ necessario, quindi, mediante un processo di introspezione personale e la preghiera continua ed appassionata, elevare il nostro “Spirito”.

Ascesi spirituale cioè la capacità di trasmutare da quella condizione “individuale” che è propria di chi vive nel mondo del divenire, in quella “superindividuale” prima (compimento del Piccolo Magistero) e poi in quella “impersonale”, con cui si perfeziona il Grande Magistero.

Alchimista

Iter, questo, che è stato sinteticamente espresso in tal modo: rincorsa appassionata dietro la propria anima fatta sirena per vite intere, fino a congiungersi ad essa in un amplesso che è morte per il secolo, ma che in realtà è vita sub specie interioritatis.

L’Alchimia nei suoi più alti aspetti si occupa, pertanto, della rigenerazione spirituale dell’uomo, ed insegna come un “dio” possa svilupparsi da un essere umano o, per meglio dire, come stabilire le condizioni necessarie allo sviluppo dei poteri divini nell’uomo, in modo che un essere umano divenga un “Dio” per il potere di Dio.

Prima che una persona possa evidenziare fisicamente tale potere, la sua volontà deve divenire autocosciente dentro di sé; la luce che brilla dal centro del proprio cuore deve divenire vivente per poter agire su quelle sostanze che entrano nell’opera di trasmutazione alchemica.

Colui in cui la luce divina non è risvegliata alla vita, è virtualmente dormiente nello spirito e di conseguenza non è in grado di agire. Che cosa impedisce, quindi, al genere umano di poter intraprendere questo percorso? La risposta è che il “Guardiano della Soglia” custodisce la porta del tempio della verità e deve essere dominato prima che si possa entrare.

Il drago, Guardiano della soglia

Chi è il Guardiano della Soglia?
Il guardiano della soglia, il Drago nel simbolismo medievale, non è altro che il nostro sé inferiore, quella combinazione di principi materiali e semi materiali costituenti l’ego inferiore, che la maggior parte degli uomini amorosamente blandisce ed accarezza, a cagione dell’amore di sé.

L’uomo non vede le sue qualità vere finchè è attaccato alla sua natura inferiore; ma quando tenta di penetrare nel recinto del paradiso dell’anima, quando la sua autocoscienza incomincia ad accentrarsi nel suo sé superiore, allora il Guardiano della Soglia diviene oggettivo per lui, ed egli può essere terrorizzato dalla sua (in verità la propria) bruttezza e deformità.

Il sé inferiore, oltre che delle sensazioni animali, è la sede anche dell’intelletto calcolatore con tutte le sue astuzie e i suoi cavilli, con la sua volontà personale e con l’amore per le illusioni.

Secondo le dottrine dei Rosacroce, l’intelletto e la volontà personale dell’uomo sono semplicemente un riflesso dell’eterno universale Sole spirituale di sapienza (coscienza spirituale) agente nella sfera del sé e proiettante un raggio nelle menti degli uomini.

Allo stesso modo in cui la terra durante la notte riceve la luce fredda ed illusoria della luna, così il ragionatore materiale e superficiale, durante la notte della sua ignoranza vede soltanto il caldo raggio lunare del suo intelletto pervertito e lo scambia per il sole dell’eterna verità; egli, allora, orgoglioso del suo preteso possesso della vera luce , si rifiuta di cercare più in profondità e, soddisfatto della falsa conoscenza che ha acquistata, inevitabilmente, cade preda del drago.

Egli non può vincere il “Guardiano della Soglia”, né, d’altra parte desidera farlo, perché quelGuardiano è lui stesso ed egli ama se stesso.

Ma, se si riesce a dominare il “Guardiano della Soglia”, il sé inferiore, che cosa si otterrà?

Quando l’Adamo, l’uomo materiale con tutti i suoi desideri, le sue passioni e i suoi istinti animali muore, l’uomo spirituale, il Cristo, sorge nella sua gloria.

In questo principio spirituale hanno la loro base la coscienza, la vita, la conoscenza ed il potere spirituale.

Le Nozze Chimiche

La sua volontà ed immaginazione sono una sola cosa con la volontà e l’immaginazione del potere universale che tutto pervade, che creò tutte le forme dell’universo dalla sua stessa sostanza.

L’uomo è un Microcosmo, nel quale potenzialmente, sono contenuti i poteri , le essenze ed i principi del Macrocosmo, l’universo; cielo ed inferno, angeli e demoni sono dentro di lui; e qualunque cosa faccia parte della sua costituzione può svilupparsi e crescere.

La scienza dell’Alchimia insegna all’uomo spiritualmente illuminato come comportarsi con questi princìpi e poteri invisibili, i quali, benchè invisibili, sono però sostanziali, poiché Materia e Spirito sono uno ed entrambi manifestazioni di un unico potere originale.

La manifestazione di tale potere nei suoi effetti esterni e visibile è chiamata Materia, nella sua attività visibile e causante può dirsi Spirito.

Un uomo che conosce perfettamente se stesso, conosce tutta la natura; un uomo che può governare se stesso con sapienza divina non è soggetto ad altro potere.

E’ un Dio nell’ambito del suo regno, ed essendo uno col potere che governa l’universo, anche il suo potere si estende quanto quello universale. Il potere usato nell’Alchimia pratica è quello dello spirito, e solo coloro i quali possiedono tale potere possono praticare questa Arte, per coloro che ne sono sprovvisti, il suo studio è solo mera speculazione.
Si conoscono tre generi distinti di manifestazione di energia:

Meccanica, che agisce semplicemente sulla superficie delle cose, e che è la più bassa di tutte.

Azione Chimica, più potente della prima perché penetra nell’interno degli oggetti e produce la disintegrazione molecolare.

Attività Spirituale, la più potente manifestazione di energia, perché penetra nel centro stesso, nell’essenza spirituale delle cose, cambia la loro sostanza ed infonde in essa nuova vita.

Quelli che ne sono in possesso rappresentano un esiguo numero, essi sono gli illuminati spiritualmente, gli Adepti, cioè uomini passati attraverso il processo di rigenerazione spirituale; in essi l’anima spirituale si è talmente sviluppata fino a permeare l’intero corpo fisico con i suoi poteri cosi che essi sono capaci di poteri pranoterapeutici, di immergere la propria coscienza nelle menti altrui e leggere i loro pensieri, di percepire con l’occhio interiore cose celate alla visione esteriore, compiere, insomma determinate cose che gli ignoranti non comprendono essendo fuori della portata della loro comprensione.

L’Alchimista e la Natura

Concludendo, per praticare l’Alchimia e per esercitare il potere spirituale, bisogna essere dunque, spiritualmente sviluppato; il primo passo in questa direzione è la conquista del “Guardiano della Soglia” ed il segreto di tale conquista sta nella sostituzione dell’amore di sé con l’amore dell’eterno Bene, sentimento che trova la sua espressione nella Fratellanza Universale dell’Umanità.

Fonte: www.kuthumadierks.com

Tratto da: cosmosdream.it

L’Androgino Alchemico

di Elémire Zolla

Ermete Trismegisto, il leggendario fondatore dell’alchimia, addita il mistero primordiale della natura, il principio del fuoco, che avvolge nella sua quadruplice fiamma gli opposti essenziali: sole e luna, maschio e femmina, zolfo e mercurio, che danno luogo all’unità androgina in ogni atto di concezione e nascita in natura. Essi circondano la terra concentrando su di essa le influenze astrali, e nel centro della terra si combinano in un triangolo, o piuttosto, tridimensionalmente, in una piramide, che è la forma del cristallo di sale (sia dei sali marini, sia degli allumi minerali, femminili). Il lato destro del triangolo corrisponde al principio sulfureo maschile, il lato sinistro al principio mercuriale femminile e la base del triangolo al principio salino. La figura contenuta all’interno allude alla quadratura del cerchio, simbolo dell’androginia. La progressione va perciò dal triangolo al quadrato e infine al cerchio. La natura opera nello stesso modo in tutti e tre i regni, quello aereo, quello vegetale e animale, e quello minerale, perché in ciascuno di essi l’armonia deriva dallo stesso accoppiamento di opposti, dalla stessa congiunzione dei principi solare e lunare. La congiunzione può essere raffigurata da un serpente (la natura) con la testa di leone (che divora il fuoco e la putrefazione) e la coda a forma di testa d’aquila (volatilità), nell’atto di estrarre da se stesso l’invisibile e impalpabile rugiada interna che dà compattezza agli elementi più sottili del corpo. In essa è racchiuso il potere del sole e della luna, che il serpente stringe fra le sue spire.

Il processo è triplice. Esso inizia con una fase androgina embrionale che, nel caso dei metalli, corrisponde all’impregnazione di un terreno nitroso e salino da una parte di un vapore corrosivo e acre (Zolfo e Mercurio). I due principi vengono raccolti insieme dalla luce solare che penetra nel terreno sotto forma di rugiada. La stessa rugiada che nutre la vita delle piante attiva questo processo di volatilità sotterranea. Il prodotto è detto “materia prima”, o “Rebis”, o “Androgino di Fuoco” (poiché entrambi i principi sono acri e brucianti), o “Adamo” (poiché entrambi sono il principio primo della generazione nel mondo minerale).

Isaac Newton preferiva chiamarlo “Caos”. Paracelso, scherzando, lo chiamava l’”Albero-con-la-Mela” o “Seme Ragazza (sale) e Polpa Ragazzo (zolfo)” (il re e la regina accanto all’albero). La polpa col tempo marcirà o brucerà, per essere infine ricreata della sostanza della Ragazza (le lune). La radice di questo processo viene spesso indicata come il Drago Velenoso. Nell’Androgino vediamo una nuvola di teste caprine, dalle cui barbe si innalzano un ragazzo e una ragazza che si avvolgono a spirale intorno alle gambe dello stesso. Tale significato simbolico viene associato alla capra in India, dove la parola aja (“capra” in sanscrito) significa anche “non ancora nato” e dunque “natura” (che sottoterra è fetida e ribollente).

Perché non è possibile identificare questa sostanza con un unico nome? Perché essa non è necessariamente cinabro, o antimonio solforato, o alcun’altra sostanza in quanto tale. Cercare l’equivalente chimico dell’Androgino di Fuoco è dar la caccia ai fantasmi. L’androgino è una situazione globale, che “accade” quando il principio della luce, del sole e della luna, viene catturato da un terreno aspro e velenoso e comincia a fermentare. Nella seconda fase entrano in opera i vapori di salnitro, che corrodono e affinano l’androgino. L’androgino ora gonfia la terra e soffia via i vapori che l’hanno penetrata, purificandoli nel corso del processo e rendendoli fluidi. Questa fase viene detta il “bagno dell’androgino” o della coppia regale. Essa è seguita dalla terza e ultima fase, in cui dal marasma emerge una pasta vitrea e viscosa, detta la “Pietra dei Filosofi”, o la “Perla”, o l’”Occhio del Pesce”, o il “Primo Magnete”, perché attrae dal terreno circostante tutto ciò di cui abbisogna.

Gli alchimisti danno alla sostanza che compatta i principi femminile e maschile in natura il nome di “resina”, e ritengono che essa sia la forma energizzata del principio sulfureo. August Strindberg, nel suo trattato Antibarbarus (Berlino, 1894), descrive come individuare la resina nella trementina, nella guttaperca, nello zolfo comune riscaldato in una padella, e nell’oro nascente. La resina è semplicemente la dimostrazione di una perfetta amalgamazione dell’androgino, che dà luogo alla pura essenza fluida dell’oro (non si tratta dell’oro comune, che non è altro che la traccia nella materia inerte di una perfetta amalgamazione resinosa androgina). La figura tratta da Urbigerus mostra la sostanza androgina a sinistra nella sua prima fase, e a destra nella sua seconda fase dopo un bagno in quella che sembra essere resina che cola da un buco dell’albero (l’analogo dell’albero della vita nel mondo dei metalli). Il buco dell’albero può essere rappresentato anche come un leone verde che morde il sole, specialmente quando l’opera di trasformazione è compiuta sul regulus di antimonio. I vapori dell’androgino vengono raccolti allo stato fluido da una fornace in cui sono riprodotte le condizioni della seconda fase. Il processo è raffigurato da un uomo fiammeggiante (il minerale) e da una donna che addita il leone e il sole simbolici, e paragona l’estrazione dei fluidi all’ascesa della linfa in un albero.

La terza fase può essere rappresentata dalla nuova sostanza che riposa in grembo alla madre, da un embrione che gonfia il ventre dell’androgino dopo le abluzioni della seconda fase, o da un figlio androgino.

Si fornisce un’immagine globale della visione alchemica dell’operato della natura, sotto forma di due processi principali: a sinistra la calcinazione dei corpi e a destra la distillazione delle essenze (anime e spiriti). Ciò vale per tutti i regni naturali, ma è particolarmente facile da illustrare nel caso di una pianta. Gli oli eterici sono l’anima solare (zolfo) della pianta, l’alcol ne è lo spirito lunare (Mercurius). Questi due principi sono mostrati come maschio e femmina che entrano nella caverna di Ermes accompagnati dai loro leoni. La pianta viene schiacciata, gli oli vengono separati e gli spiriti vengono distillati in una storta (il pellicano). I vapori che s’innalzano sono rappresentati da un’aquila in volo verso il cielo, che li porta negli artigli come mondo dell’anima e mondo dello spirito. Nell’alto dei cieli, nella fase finale dell’opera, essi si fondono e formano la Colomba dell’amore perfetto.

Alla sinistra dell’albero della vita, il residuo oscuro della pianta, che resta sul fondo dell’alambicco (il corvo), viene cotto dal fuoco di marte, U, finché perde il proprio carattere plumbeo (il segno di Saturno W) e acquista una sfumatura di stagno (il segno di Giove V) il colore argenteo della cenere (il cigno bianco). Le ceneri sono trattate con resine e fuoco, finché il loro sale libera la propria “umidità radicale” (come avviene per le ceneri usate nella produzione del vetro). Questa è rappresentata dal pavone con la coda costellata di occhi, e in maniera ancor più appropriata dalla Fenice, che si nutre di resine e si brucia per poter rinascere. La Fenice risorge dalle proprie ceneri portando negli artigli due mondi (la terra e il fuoco del processo) e, nella fase finale che ha luogo nell’alto dei cieli, diviene il puro agnello del sacrificio. Qui il corpo calcinato (la Fenice morta) viene saturato dalla tintura fluida (la Colomba morta), finché le due essenze si fondono nella Pietra della Pianta (la Pietra Filosofale), che è la pianta nella sua forma più pura ed essenziale. Shakespeare scrisse una poesia su questo tema, The Phoenix and the Turtle (La Fenice e la Colomba), in onore dei due uccelli morti e divenuti un’unica essenza.

Un disegno indiano allude all’eterno processo di androginizzazione vivificante che avviene nell’atmosfera, mostrandoci il congiungimento a mezz’aria dell’acqua e del fuoco. Secondo l’alchimia, l’umidità terrestre, sospesa nell’aria e impregnata dei raggi della luna, si scioglie nei raggi del sole dando vita a due essenze androgine sottili: Mercurius, l’essenza delle trasmutazioni, e il sale, agente della fissazione. Insieme, dopo aver dato vita alle piante sotto forma di rugiada, esse penetrano nella terra, dove diventano il seme dei metalli. Vale la pena di notare che il fuoco e l’acqua nel disegno hanno otto braccia: la fusione può avvenire solo tramite un doppio incrocio. In una società stabile i matrimoni incrociati fra cugini tendono ad essere istituzionalizzati, e corrispondono al passaggio di un’affermazione superficiale dell’androginia a una più radicale e totale. Ciò spiega forse anche perché l’anomalia dei gemelli siamesi ermafroditi, con i loro doppi organi sessuali in ordine scambiato, non è del tutto sgradevole all’occhio.

Anche l’immagine rinascimentale dell’androginizzazione c’insegna la fusione tramite incrocio. La reciproca bramosia dei due opposti (simboleggiata dal cane) genera una spirale (rappresentata dalle spire del serpente, dalla catena tirata in direzioni opposte dai due cupidi e dal motivo delle viti avvolte sui loro sostegni nello sfondo). Ciò è possibile perché, mentre la spinta solare, raffigurata dai piedi alati dell’uomo, mantiene il maschio contratto nello sforzo (a ciò allude l’uccello con le ali chiuse che la donna innalza sopra la sua testa), la donna diviene volatile (com’è indicato dall’uccello con le ali spiegate che l’uomo regge sopra la testa di lei). La fusione androgina s’innalza a spirale solo in presenza di correnti incrociate, proprio come avviene per l’effettivo chiasma dei nervi ottici nel cervello. C. G. Jung ha sottolineato che in ogni intimo incontro fra un uomo e una donna vi è sempre uno scambio incrociato, che coinvolge l’uomo e la sua anima femminile, Anima, da una parte, e la donna e la sua anima maschile, Animus, dall’altra.

La Brhadaranyaka Upanishad (IV.3.21) dice che “come nelle braccia di una donna amata perdiamo ogni distinzione fra l’esterno e l’interno, così l’essere umano (purusha) abbracciato dall’assoluto onniscente (prajnatmana) è soddisfatto in ogni suo desiderio (kama); solo il desiderio dell’assoluto persiste, ogni altro sparisce, così come sparisce ogni dolore”.

La rappresentazione simbolica del matrimonio in Picta poesis di Barthélemy Aneau ci mostra quanto queste idee fossero vive nel Rinascimento europeo. Il marito e la moglie sono uniti da un nodo d’amore e si fondono nell’albero della vita, che è rappresentato anche dalla croce che essi formano con le braccia (Mosè e il satiro, sullo sfondo, rappresentano forse il controllo e gli impulsi, la Legge e la Natura). D. Cheney ha notato che la scena assomiglia all’incontro fra Amoret e il marito (che ci ricordano Salmacide ed Ermafrodito) in La regina delle fate di Edmund Spenser (libro III, ed. 1590). Britomart li osserva, “per metà invidioso della loro beatitudine” e “molto toccato dai loro spiriti gentili”: per metà Mosè approvante, per metà satiro adocchiante, ovvero, nel linguaggio di Spenser, in parte devoto di Diana, in parte donna tentata da Venere.

La fusione perfetta era simboleggiata dall’amore fra Ermes e Afrodite , dal quale nacque Ermafrodito. Michael Mayer commenta la stampa dicendo che Ermafrodito corrisponde al Parnaso, la montagna dalla doppia vetta dove Apollo soggiorna con le Muse e attraverso la quale passa l’asse del mondo. Ciò suggerisce la colonna vertebrale dell’Uomo Cosmico e il serpente Kundalini che snoda in essa le sue spire. Queste correlazioni fra unione sessuale ed essenza del cosmo in Occidente sono evocate solo tramite velate allusioni in trattati alchemici, come appunto quello di Mayer, ma nei templi dell’induismo esse erano insegnate apertamente.

Su un’incisione, Alberto Magno, maestro di Tommaso d’Aquino, indica un androgino che regge una Y. Alberto, ci dice il testo, rappresenta qui la suprema autorità sia spirituale sia temporale. La Y, come insegna Filone, è simbolo del Verbo che penetra l’essenza di tutti gli esseri. Gli gnostici Naasseni insegnarono che esso rappresenta l’intima natura dell’essere, che è insieme maschile e femminile e, in quanto tale, eterna.

Il globo di Khunrath rappresenta simbolicamente gli insegnamenti fondamentali dell’alchimia. Centro ed essenza della terra è il Caos, che qui appare come androgino (Rebis) che combina contrazione ed espansione, femminile e maschile in una spirale unificata. Esso è la forza creatrice della realtà. Gli opposti vengono agganciati e messi in movimento dall’essenza della luce, che prende la forma del principio della Salinità, di una bruciante acredine nelle viscere della terra. La spirale dell’androgino attivato produce la “Coda di Pavone” o “Arcobaleno”: materia fecondata ed energizzata, pronta a generare il seme dei corpi minerali e vegetali.

L’applicazione pratica di questa teoria viene suggerita dall’immagine dell’androgino sul fuoco. La materia prima androgina del regno minerale giace in uno stato di latenza, sotto un sole eclissato e una luna nuova. Per risvegliarsi e crescere, per ricevere i raggi invisibili del sole e della luna, e per trasformarsi in un seme minerale, l’androgino richiede il fuoco della fermentazione. Questo è il precetto generale. Nell’effettiva preparazione dei farmaci alchemici ciò significa che due sostanze opposte, come il mercurio e lo zolfo, devono venir saturate con certi succhi e poi macinate fino a formare una polvere nera e fine. Tale polvere viene racchiusa in un vaso sigillato e riscaldata a fuoco lento finché fermenta. In questa stampa i corpi congiunti rappresentano le due sostanze, l’oscurità che li circonda è il vaso alchemico, la graticola il “calore di fermentazione” necessario perché la trasformazione possa avvenire. Ancora oggi è possibile vedere questo processo in atto in ogni laboratorio per la produzione di medicine ayurvediche in India. Gli addetti praticano di quando in quando un’apertura nel recipiente per esaminare il grado di trasformazione delle sostanze in esso contenute, indicato dai cambiamenti di colore. Nei testi alchemici occidentali questa fase del processo è simboleggiata dalla Coda di Pavone che si dispiega sopra l’androgino. Per il mistico, ciò che accade nel recipiente sigillato è la Genesi stessa in scala ridotta. Il processo fu visualizzato in questi termini da Jacob Boehmen in Von der Gnadenwahl (1623): “Adamo, rivestito della suprema Gloria, né uomo né donna, bensì entrambi, temperato con entrambe le tinture, sia come Matrice Celeste nel fuoco procreatore dell’amore, sia come Mascolinità affine al fuoco essenziale” (5:35).Il processo alchemico di fusione tramite fermentazione è qui rappresentato da un re e una regina che giacciono fianco a fianco, con le loro anime che si librano sopra i corpi nudi. Il fine del processo è lo stesso che si proponevano le coppie di asceti del cristianesimo primitivo: liberare i principi che animano l’essere umano tramite fermentazione e fusione dei corpi sottili.

La materia prima androgina è rappresentata sopra un’urna, le cui quattro sezioni rappresentano i quattro elementi. Le ali ne denotano l’incipiente volatilità, dovuta alla reazione che coinvolge l’energia solare, centripeta, e l’energia lunare, centrifuga (il re e la regina), in un processo spirale di fermentazione. Riassumendo il simbolismo del disegno: i principi solare Q e lunare R, compenetrandosi sopra la croce degli elementi + , formano il segno di Mercurio S con le ali della volatilità rivolte verso l’alto.

Le illustrazioni dei testi alchemici ci indicano come gli alchimisti interpretassero l’operato segreto della natura. Questo va dalla fase di ingiallimento (citrinitas) della materia prima alchemica o Uovo Filosofico al regulus (“reuccio”) di antimonio. Il regulus è il metallo purificato per riduzione, che si deposita sul fondo del crogiolo. Ilregulus stellare di antimonio è noto per la facilità con cui si combina con l’oro. Il disegno alchemico ne riproduce la struttura, associandola allo spirito dell’oro che anima il regulus a livello sottile, rappresentato dai movimenti del serpente. La forma a stella del regulus di antimonio evoca la stella Regulus, situata nel cuore della costellazione del Leone. È perciò forse l’antimonio il leone, il re dei metalli?

Isaac Newton lavorò con il regulus di antimonio, confidando che esso contenesse un forte principio sulfureo, lo Zolfo Filosofico. Lo mescolò con l’argento, ottenendo una massa plumbea che egli ritenne essere una materia prima androgina. A questa massa aggiunse mercurio, affinché estraesse dall’aria Mercurius, lo spirito liberamente fluttuante di ogni trasmutazione.

Newton si attenne scrupolosamente alle criptiche istruzioni dei testi: “dovrai passare attraverso il ferro”, “il ferro era presente nel minerale grezzo originario”, “dovrai usare un magnete”. Mediante una coppa di antimonio è possibile preparare un farmaco in quantità illimitata, semplicemente versando acqua nella coppa: l’antimonio, come un magnete, s’impregna delle influenze libere, vivificanti dell’aria. “Dovrai usare del piombo”: Newton ottenne un Piombo Filosofico. Quando alla fine mescolò dell’oro al suo preparato, all’interno dei vasi sigillati posti sulla fiamma vide alberi ramificarsi, apparire e scomparire, e divampare colori iridescenti, che nel disegno alchemico sono rappresentati dai movimenti circolari del serpente.

B.J.T. Dobbs (The Foundations of Newton’s Alchemy, or the Hunting of the Greene Lyon, Cambridge/New York, 1975) spiega l’esperienza di Newton dicendo che egli vide formarsi e dissolversi “composti intermetallici instabili”. Gli alchimisti invece avrebbero descritto la stessa esperienza dicendo che Newton aveva lavato l’Androgino di Fuoco, il quale dispiegò quindi il suo “arcobaleno” o “Coda di Pavone”.

Unità: la nascita e il serpente

William Blake diede voce a una tradizione diffusa e particolarmente viva presso gli alchimisti, immaginando che la materia visibile sia preceduta da una fermentazione invisibile, nel corso della quale il principio maschile della luce e del tempo ruota come una “spada fiammeggiante” entro il velo di neve e ghiaccio del principio femminile, che rappresenta l’essenza dello spazio. Il gelido velo o la solida crosta dell’aspetto femminile della materia primordiale costituisce l’aspetto visibile del reale, l’illusione cosmica o maya. Tutto ciò può essere rappresentato come un uovo, il cui tuorlo corrisponde al principio maschile del sole e del tempo (che altro non è che l’ombra gettata dal sole su un quadrante), mentre l’albume e il guscio visibile corrispondono al principio femminile dello spazio. Nel disegno alchemico l’uovo diventa il globo, l’albume la polpa vegetale, il tuorlo il sole, raffigurato qui come la testa maschile dell’androgino, i cui piedi femminili sono immersi nell’elemento acqua, in fondo alla valle, o utero, situata fra le due colline del fuoco (la salamandra) e dell’aria (le aquile). L’Uomo Cosmico appare come il bambino, replica del globo androgino.

La stampa di Blake tratta da For the Children: The Gates of Paradise (Per i bambini: le Porte del Paradiso), ci mostra l’Uomo Cosmico o Uomo Eterno come Eros alato che esce dal guscio dell’uovo, riecheggiando la tradizione greca che vede in Eros il dio dell’origine della vita . Blake gli mette in bocca queste parole:

“I rent the Veil where the Dead dwell:
When weary Man enters his Cave
He meets his Savior in the Grave.
Some find a Female Garment there,
And some a Male, woven with care”.

“Io squarcio il Velo che avvolge i Morti:
lo stanco Uomo, entrando nella sua Caverna
incontra il suo Salvatore nella Tomba.
Colà alcuni trovano un Abito Femminile,
altri un Abito Maschile, tessuti con cura”.

L’incontro con due serpenti accoppiati è presso molti popoli il più favorevole degli auguri. Nel mito di Tiresia un tale incontro segna l’inizio del destino di androgino e veggente del protagonista. Nello yoga e nel tantrismo il motivo dei serpenti allacciati rappresenta il perfetto equilibrio delle energie interne. Formicolii della spina dorsale, serpenti eretti e falli in erezione sono fenomeni imparentati fra di loro. Una nota acuta produce un brivido lungo la spina dorsale; e una melodia che si snoda a spirale, suonata da un flauto, ritmata da un tamburo o ballata da agili e leggiadre membra, fa alzare sia i serpenti sia i falli. La particolare e completa estasi dell’androginia è simboleggiata dal caduceo che, in quanto rappresentazione dell’accoppiamento di serpenti, denota la corrispondenza, sezione per sezione, dell’essere androgino con il cosmo.

Nella tradizione occidentale, Giordano Bruno, in De immenso et innumerabili (VI,5), descrive la compenetrazione di serpenti accoppiati come emblema dell’amplesso fra il Sole-Dioniso e la Terra-Cerere. I raggi solari, egli dice, penetrano nell’utero dell’umidità terrestre per raggiungere eternamente il femore stesso della madre cosmica. Il femore è l’osso con cui si fanno i flauti.

Entrare in rapporto con questo nucleo della vita cosmica è il fine dell’adepto, sia come alchimista sia come mistico. L’adepto s’identifica con Mercurio, il fluido principio androgino della realtà. Mercurio dapprima è assopito e si astrae dal mondo della veglia per sognare i giusti sogni. Il suo corpo sottile emerge dal suo inguine come un caduceo (indicazione anche del sonno REM, in cui si producono erezioni). Sopra di lui aleggia il principio della luce e del calore. Nella fase successiva lo vediamo incoronato, con il caduceo perpendicolarmente eretto che va a toccare il centro del cuore, dove il sole e la luna si congiungono androginamente. Un piede poggia sulla terra, l’altro sul fuoco. Nella terza immagine la trasformazione è compiuta: Mercurio è ora il perfetto androgino e regge il globo imperiale nella mano sinistra e il caduceo nella destra. Il caduceo è ora esternato e conferisce armonia non solo all’uomo interiore, ma anche al mondo esterno. Saturno e la Luna, Giove e Mercurio, Marte e Venere si fondono finalmente l’uno nell’altro e tutti insieme in un’unità, e Mercurio li porta, come un mazzo di fiori, dentro le viscere della terra, dove diverranno le anime rispettivamente del piombo e dell’argento, dello stagno e del mercurio, del ferro e del rame, formando una spirale che culmina nell’oro solare.

Il Mercurio di Agostino di Duccio ci appare all’apice del suo potere. I dettagli di questa immagine devono essere stati suggeriti dagli ermetici che si erano raccolti alla corte di Sigismondo Malatesta. Le stelle sullo sfondo alludono all’armonia delle sfere; il bastone magico guida le anime nella discesa e nella risalita dalle profondità della terra; il gallo della vigilanza è appollaiato sul piede sinistro; il cappello conico della magia s’innalza verso il cielo sul capo dell’androgino, e le nubi che gli fluttuano intorno alle ginocchia suggeriscono, come ha osservato Adrian Stokes (The Stones of Rimini) il moto elicoidale di un vortice che s’innalza. Il piede destro, maschile, poggia sulla roccia con cui è possibile accendere il fuoco, mentre il piede sinistro, femminile, è immerso nelle femminili acque.

La saggezza, in greco sophia, rappresenta il legame fra l’Unità Divina e gli archetipi ideali della Creazione. Certi teologi russi hanno ravvisato in Santa Sofia la Quarta Persona di Dio. Come esperienza di vita, in tutta la storia del cristianesimo, dai primi gnostici ai recenti sofianisti russi, Sofia rappresenta lo struggente desiderio di una pace e di una grazia oltremondane, simile, secondo il tradizionale paragone degli gnostici, all’indefinibile nostalgia provata dal figlio di un re che vive, ignaro delle sue origini, in povertà.

Teologicamente Sofia è lo specchio di Dio e, nel contempo, lo specchio della pura consapevolezza per gli uomini. Essa è femmina in rapporto a Dio, ma androgino in rapporto all’umanità. Vladimir Solovev, il grande sofianista russo dell’Ottocento che evocò Sofia come sfida allo Spirito dell’Umanità del pensiero positivista, vedeva la mascolinità di Sofia manifestarsi in Gesù e la sua femminilità in Maria.

L’immagine di Sofia compare a Novgorod nel Mille, ma può forse provenire da Bisanzio. Il suo aspetto infuocato deriva forse dalle descrizioni dell’Arcangelo Purpureo della Suprema Illuminazione contenute negli scritti dei neoplatonici persiani. Nella mano sinistra tiene il caduceo e con la mano destra si stringe al seno una pergamena contenente i segreti esoterici. Alla sua destra è la Vergine incinta del Bambino, alla sua sinistra san Giovanni Battista. Questi due assistenti, i due canali che trasmettono la sua influenza al livello della effettiva manifestazione, sottolineano entrambi la trascendenza delle divisioni sessuali.

L’androgino, o Rebis alchemica, è alato come Sofia ed è in tal senso una personificazione della saggezza cosmica. Un’ala è rossa e l’altra bianca, a indicare gli spiriti dell’oro e dell’argento, del sole e della luna, del sangue e del latte del corpo vivente della natura. Indossa un abito nero bordato di giallo, che suggerisce il nero della materia prima androgina in cui tuttavia sono presenti in potenza le correnti della vita metallica aurea. Il verde del paesaggio è il prodotto della mescolanza dei colori di Rebis. Egli/ella regge con la mano destra un cristallo, in cui i suoi colori appaiono in successione convergente al centro, dove va collocato l’uovo o seme minerale che l’Androgino porta nella mano sinistra, lunare. Secondo la teoria alchemica, lo spirito lunare agirà nell’uovo, provocando la putrefazione della calce spenta della terra, fino ad attivare in essa il nucleo solare latente che risorgerà allora in un corpo cristallino vivo e capace di crescita, così come l’acredine del fuoco provoca la putrefazione delle morte ceneri e della sabbia in un fluido vivente che diviene infine vetro.

Il Testamento di Nicolas Flamel

tradotto da Eleonora Carta

Testamento di Nicholas Flamel. Londra: Stampato da J. e E. Hodson. e venduto dall’Editore. 1806 [in Francese ed Inglese su pagine a fronte.]

Questo testo è probabilmente un’invenzione successiva ma è ciononostante interessante. Non ho potuto trovare un manoscritto del “Testamento” malgrado fosse menzionato nella bibliografia di testi alchemici di Borel. Fu probabilmente scritto in Francia nel tardo XVIII secolo, nel corso di un risorgere dell’interesse per Flamel. Esso rivendica troppe volte la sua autenticità, e offre una storia improbabile circa come sopravvisse dai tempi di Flamel. Forse se l’editore (o l’autore) avesse semplicemente omesso di indicare alcunché circa le sue origini, sarebbe stato più persuasivo in merito all’autenticità. A dispetto di ciò esso contiene in ogni modo una chiara esplicazione del procedimento alchemico.

La serie di sette figure si crede sia fedele riproduzione dell’originale del “Libro di Abramo l’Ebreo”, di cui Nicolas Flamel si suppone sia venuto in possesso nel XIV secolo, e che lo avrebbe ispirato ad intraprendere la sua ricerca dei segreti dell’alchimia.

Non vi sono precedenti manoscritti di queste figure, ma vi sono molte riproduzioni meravigliosamente colorate, databili dalla fine del XVII al XVIII secolo. Le figure spesso appaiono in ordine differente a come riportato nel testo sotto.

Tutte le immagini sono tratte dal sito: www.levity.com

1. Io Nicholas Flamel, uno scrivano di Parigi, nell’anno 1414, nel regno del nostro grazioso Principe Carlo VI, che Dio lo preservi; e dopo la morte della mia fedele compagna Perrenella, è pervaso dal desiderio e dalla delizia, in rimembranza di lei, ed in tuo favore, caro nipote, di porre per iscritto l’intero magistero del segreto della Polvere dell’Opera, o della Tintura Filosofica, che Dio ha voluto impartire a questo suo servo molto insignificante, e che io ho scoperto, come anche tu scoprirai, agendo nel modo che sto per dirti.

2. E per questa ragione non dimenticare di pregare Dio affinché ti assista nella comprensione della ragione della verità della natura, che vedrai in questo libro, dove ho scritto tutti i segreti, parola per parola, foglio per foglio, e come anche io ho fatto e realizzato con la tua cara zia Perrenella, che ancora dolorosamente rimpiango.

3. Presta attenzione prima di iniziare a lavorare, per cercare la giusta via, come un uomo saggio. La ragione della natura è il Mercurio, Sole e Luna, come ho detto nel mio libro, in cui si trovano quelle figure che tu hai visto negli archi degli Innocenti a Parigi. Ma ho sbagliato grandemente dai 23 anni e mezzo in avanti, nel lavorare senza essere capace di sposare la Luna, che è il mercurio, al Sole, ed estrarre da essi il composto seminale che è un veleno letale; perché allora ero ignaro dell’agente, o mediano, necessario a fortificare il Mercurio: perché senza questo agente, il Mercurio è come acqua fresca.

4. So in quale modo il Mercurio deve essere fortificato per mezzo di un agente metallico, senza il quale esso non potrà mai penetrare nella pancia del Sole e della Luna; dopo di ciò esso deve essere indurito, e ciò non può essere realizzato senza lo spirito solforoso dell’oro o argento. Tu dovrai pertanto prima dischiuderli con un agente metallico, che è come dire con il Saturnia reale, ed in seguito potrai attuare il Mercurio per un tramite filosofico, e potrai in seguito per mezzo di questo Mercurio, dissolverlo in un oro liquoroso e Luna, e trarre dalla loro putrefazione il liquido generativo.

5. E tu sai, che non esiste altra via o mezzo per lavorare in quest’arte, se non quello che io do a te parola per parola; un’operazione, salvo che sia insegnata nel modo in cui io la insegno a te, affatto facile da realizzare, ma che al contrario è molto difficile da scoprire.

Figura 1 – Dal Libro di Abramo l’Ebreo “I lavoratori nel Giardino”

6. Credi fermamente che l’intera industria filosofica consista nella preparazione del Mercurio dei saggi, perché in esso si trova tutto quanto noi andiamo cercando, e che è sempre stato cercato da tutti gli uomini giudiziosi; e che noi, non più di loro, abbiamo niente senza questo Mercurio, preparato con Sole o Luna: perché senza questi tre, non c’è niente nel mondo intero capace di compiere la citata tintura filosofica e medicinale. E’ importante quindi che noi impariamo ad estrarre da essi il seme vivente e spirituale.

7. Cerca pertanto nient’altro che il Sole, la Luna ed il Mercurio, preparati da un’industria filosofica, che non bagna le mani ma il metallo, e che ha in sé un’anima di metallo solforoso, nominativamente, la luce infuocata dello zolfo. E in modo che tu non possa deviare dal giusto cammino, dedica i tuoi sforzi ai metalli; perché in quel luogo il citato zolfo si può trovare in tutti; ma tu lo troverai facilmente, persino quasi simile all’oro, nelle caverne e profondità di Marte, che è il ferro, e di Venere, che è il rame, più o meno nell’uno come nell’altro; e se tu vi presterai attenzione, questo zolfo ha persino il potere di sfumare l’umida e fredda Luna, che è fine argento, nel puro giallo e buon Sole; ma questo deve essere fatto da un tramite spirituale, che è la chiave che apre tutti i metalli, come sto per farti conoscere. Impara pertanto, che tra i minerali ve n’è uno che è un ladro, e mangia tutto eccetto il Sole e la Luna, che conoscono il ladro molto bene; perché quando egli li ha nella sua pancia, è capace di preparare il mercurio, come ti farò sapere a breve.

Figura 2 – Dal Libro di Abramo l’Ebreo “Mercurio incontra Saturno”

8. Pertanto non deviare dalla giusta via, ma fidati delle mie parole, e quindi dedicati molto alla pratica, che sto per mostrare a te, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

La pratica

9. Prendi in primo luogo il più grande dei primogeniti di Saturno, non il volgare, 9 parti; della sciabola del Dio della Guerra, 4 parti. Poni quest’ultimo in un crogiuolo, e quando esso arriva a sciogliersi in colore rossiccio, versa insieme le 9 parti di Saturno, ed immediatamente questo renderà il resto rosso. Pulisci accuratamente il sudiciume che sale alla superficie del saturnio, con salnitro e stibiato, quattro o cinque volte. L’operazione sarà stata svolta correttamente quando tu vedrai sulla materia un segno astrale simile ad una stella.

10. Così è fatta la chiave e la sciabola che apre e taglia tutti i metalli, ma principalmente il Sole, la Luna e Venere, che esso mangia, divora e custodisce nella sua pancia; e per questo mezzo tu sei sulla retta via di verità, se hai operato propriamente.

Poiché questo Saturnia è l’erba reale trionfante, è un piccolo re imperfetto, che noi solleviamo per mezzo di un artificio filosofico al grado dei più grandi gloria e onore. Ed è anche la regina, perché deve essere detto che la Luna è la moglie del Sole: è per questo sono entrambe maschio e femmina, ed il nostro ermafrodita Mercurio. Questo Mercurio o Saturnia è rappresentato nelle prime sette pagine del libro di Abramo l’Ebraico, per mezzo di due serpenti che circondano un bastone d’oro. Prenditi cura di preparare una sufficiente quantità di esso, perché molto è richiesto, circa 12 o 13 libbre di esso, e perfino di più, secondo che tu desideri lavorare su piccola o larga scala.

Figura 3 – Dal Libro di Abramo l’Ebreo: “L’alato Caduceo di Mercurio”

11. Sposa quindi il giovane dio Mercurio, che è come dire il mercurio che è con esso, che è il Mercurio filosofico, che tu potrai ottenere per mezzo di lui e fortificare il citato mercurio fluente, sette o perfino dieci o undici volte con il detto agente, che è chiamato la chiave, o una sciabola di acciaio affilato, affinché esso tagli, divida e penetri tutti i corpi dei metalli. Allora tu avrai la doppia e tripla acqua rappresentata dall’albero delle rose nel libro di Abramo l’Ebreo, che sorge ai piedi di una quercia, nominativamente la nostra Saturnia, che è la chiave reale, e va a precipitare se stesso nell’abisso, come dice lo stesso autore, che significa, nel ricevente, adattato al collo della storta, dove il doppio mercurio getta se stesso per mezzo di un fuoco conveniente.

Figura 4 – Dal Libro di Abramo l’Ebreo “Il Roseto sulla Collina”

12. Ma qui si trovano ostacoli e difficoltà insuperabili, a meno che Dio non riveli il suo segreto, o un maestro te lo insegni. Perché Mercurio non si sposa con il Saturnia reale se non si riesce a trovare un mezzo segreto per unirli: perché a meno che tu sappia l’artificio per cui quest’unione e pace sono effettuate tra questi menzionati argenti-vivi, tu non farai nulla a questo proposito. Non vorrei nasconderti niente, mio caro nipote, ti dico pertanto che senza il Sole o la Luna questo lavoro non ti profitterà niente. Tu devi pertanto fare sì che questo vecchio, o vorace lupo, divori l’oro o l’argento nel peso e misura che sto per dirti. Ascolta pertanto le mie parole, e non potrai sbagliare, come io ho fatto, in quest’opera. Ho detto, infatti, che tu devi dare oro da mangiare al nostro vecchio dragone. Ricorda come bene devi operare. Perché se tu darai solo poco oro al Saturnia disciolto, l’oro è per questo dischiuso, ma il mercurio non prenderà; e qui si verifica un’incongruità che non è affatto conveniente. Ho a lungo e con fatica lavorato a quest’afflizione, prima di trovare il modo di riuscirvi. Se pertanto tu darai a lui molto oro, l’oro non sarà abbastanza dischiuso né disposto, ma allora esso prenderà il mercurio, e saranno entrambe sposati. Così i mezzi sono scoperti. Conserva questo segreto, perché è l’intero, e neppure affidalo alla carta, o a qualsiasi altra cosa possa essere vista. Perché potremmo diventare la causa di un grande danno. Ti do sotto il sigillo di segretezza e della tua coscienza, per l’amore che ho per te.

13. Prendi quindi dieci once del rosso Sole, che è come dire, molto fine pulito e purificato nove o dieci volte per mezzo del solo vorace lupo: due once di Saturnia reale; scioglilo in un crogiuolo, e quando sarà sciolto, versalo nelle dieci once di oro fine; sciogli questi due insieme, e mischialo con carbonella intiepidita. Quindi otterrai che l’oro sia un po’ dischiuso. Versalo su una lastra di marmo o in un mortaio di ferro, riducilo in polvere, polverizzalo bene con tre libbre di mercurio. Fallo allora quagliare come formaggio, nel polverizzarlo e lavorarlo ancora e ancora: lava questa amalgama con pura acqua comune che sgorga chiara, fino a che l’intera massa appaia chiara e bianca come la raffinata Luna. La congiunzione della Luna con il reale Saturnia dorato si può considerare effettuata, quando la massa è soffice al tocco come burro.

14. Prendi questa massa, che dovrai gentilmente asciugare con lino o fini bendaggi, con grande cura: questo è il nostro piombo, e la nostra massa del Sole e della Luna, non il volgare, ma il filosofico. Ponilo in una buona storta di terracotta, ma molto meglio di acciaio. Poni la storta in una fornace, ed adattala a ricevere il fuoco per gradi. Due ore dopo aumenta il tuo fuoco così che il Mercurio possa passare nel ricevitore: questo Mercurio è l’acqua del fiorente albero delle rose; è anche il sangue degli innocenti massacrati nel libro di Abramo l’Ebreo. Puoi ora supporre che questo Mercurio ha mangiato un poco del corpo del re, e che esso avrà molta più forza per dissolvere l’altra parte di esso, di qui in avanti, che sarà più coperto dal corpo del Saturnia. Tu sei ora asceso al grado o scalino della scala dell’arte.

Figura 5 – Dal Libro di Abramo l’Ebreo “La strage degli Innocenti”

15. Togli le feci dalla storta; scioglili in un crogiuolo in un fuoco forte: versali allora in quattro once del Saturnia, (e) nove once del Sole. Allora il Sole si espande nelle dette feci, e si dischiude molto più che la prima volta, come il Mercurio ha più vigore che prima, avrà la forza e la virtù di penetrare l’oro, e di mangiare più di esso, e di riempire la sua pancia con esso per gradi. Opera adesso come all’inizio; sposa il menzionato Mercurio, più forte un grado, con questa nuova massa e vedi di sfarinare il tutto insieme; essi si prenderanno come burro e formaggio; lavali e sfarinali ancora diverse volte, fino a che la nerezza sia andata via: asciugali come detto prima; poni il tutto nella storta, e opera come hai fatto prima, per la durata di due ore, con un fuoco debole, e quindi forte, sufficiente a fare scorrere e fare sì che il Mercurio precipiti nel ricevente, allora tu avrai il Mercurio ancora più attuato, e allora sarai asceso al secondo grado della scala filosofica.

16. Ripeti lo stesso lavoro, versando nel Saturnia in misura dovuta, cioè per gradi, ed opera come prima, fino a che avrai raggiunto il decimo scalino della scala filosofica; quindi prendi il tuo resto. Perché il già citato Mercurio è infiammato, attuato, completamente ingrossato e pieno di zolfo maschio, e fortificato con il succo astrale che era nella profonda coppa dell’oro e del nostro dragone saturnino. Stai sicuro che sto ora scrivendo per te le cose che nessun filosofo ha mai dichiarato o scritto. Perché questo Mercurio è il meraviglioso caduceo, del quale i saggi hanno tanto a lungo parlato nei loro libri, e che attestano abbia in sé il potere di compiere l’opera filosofica, e loro dicono la verità, come ho potuto costatare di persona, per mezzo di esso solo tu sarai in grado di farlo da te, se sarai così disposto: perché questo non è nient’altro che la materia adiacente e la radice di tutti i metalli.

17. Ora che è fatta e compiuta la preparazione del Mercurio, adatto e capace di dissolvere nella sua natura oro e argento, per ottenere naturalmente e semplicemente la Tintura Filosofica, o la polvere che trasforma tutti i metalli in oro e argento.

18. Alcuni credono di avere compiuto l’intero magistero, quando essi hanno preparato il celestiale Mercurio; ma sono grandemente ingannati. Per questa ragione trovano ostacoli prima di cogliere la rosa, per volere di comprensione. E’ vero, infatti, che essendo loro arrivati a conoscere il peso, il regime del fuco, e del modo fruibile, non hanno molto altro da fare, e non potrebbero fallire nemmeno se potessero. Ma in quest’arte esiste un modo di lavorare. Impara pertanto e osserva bene come operare, nel modo che sto per dirti.

Figura 6 – Dal Libro di Abramo l’Ebreo “Il serpente crocifisso”

19. Nel nome di Dio, dovrai prendere il tuo Mercurio inanimato nella quantità che ti piace; allora lo porrai in un vaso di vetro per se stesso; o due o quattro parti del Mercurio con due parti del Saturnia dorato; che è come dire uno del Sole e due dei Saturnia; il tutto finemente congiunto come burro, lavato, pulito e asciugato; e tu illuminerai il tuo vaso con la luce della conoscenza. Ponilo in una fornace di calde ceneri al grado del calore di una gallina seduta sulle sue uova. Lascia questo detto Mercurio così preparato che ascenda e discenda per lo spazio di 40 o 50 giorni, fino a che vedrai che formerà nel tuo vaso uno zolfo bianco o rosso, chiamato sublimazione filosofica, che sfocerà dai resti del detto Mercurio. Tu raccoglierai questo zolfo con una piuma: è il Sole vivente e la Luna vivente, che il Mercurio ha scacciato da sé.

20. Prendi questo zolfo bianco o rosso, trituralo in un mortaio di vetro o marmo, e versa su esso, in modo scrosciante, una terza parte del suo peso del Mercurio dal quale questo zolfo è stato tratto. Con questi due crea una pasta come burro: metti ancora questa mistura in un bicchiere ovale; posalo su una fornace su un gentile fuoco di ceneri, tiepido, e disposto con industria filosofica. Tienilo in cottura fino a che il detto Mercurio sia mutato in zolfo, e durante tale cottura, vedrai meravigliose cose nel tuo vaso, che è come dire, tutti i colori che esistono nel mondo, che tu non potrai ammirare se non elevando il tuo cuore a Dio in gratitudine per un così grande regalo.

21. Quando avrai ottenuto questo rosso porpora, dovrai raccoglierlo: perché allora la polvere alchemica sarà stata fatta, tramutando ogni metallo in oro fine e massiccio, che potrai moltiplicare bagnandolo come hai già fatto, triturandolo con Mercurio fresco, cocendolo nello stesso vaso, fornace e fuoco, ed il tempo sarà molto più corto, e la sua virtù dieci volte più forte.

Figura 7 – Dal Libro di Abramo l’Ebreo “Serpenti lungo la collina”

22. Questo è quindi l’intero magistero fatto con il solo Mercurio, che alcuni non credono sia vero, perché sono tutti deboli e stupidi, ed incapaci di comprendere questo lavoro.

23. Se tu desiderassi operare in un’altra maniera, prendi del Sole fine in fine polvere o in fogli molto sottili: forma una pasta di essi con 7 parti del tuo Mercurio filosofico, che è la nostra Luna: ponili entrambe in un bicchiere ovale ben pulito; ponilo in una fornace; dai un fuoco molto forte, che è come dire, come dovessi fondere l’acciaio; perché allora tu avrai trovato il vero regime di fuoco; e lascia che il tuo Mercurio, che è il vento filosofico, ascenda e discenda sul corpo dell’oro, che esso mangia per gradi, e porta nella sua pancia. Cuocilo fino a che oro e Mercurio non saliranno e scenderanno più, ma rimarranno entrambe quieti, e allora pace e unione saranno effettive tra i due dragoni, che sono fuoco e acqua entrambe insieme.

24. Allora vedrai nel tuo vaso una gran nerezza come di terra mischiata, che è il segno della morte e della putrefazione dell’oro, e la chiave dell’intero magistero. Fai sì che resusciti allora cocendolo, e non stancarti di cuocerlo: nel corso di questo periodo prenderanno luogo diversi cambiamenti, la materia passerà attraverso tutti i colori, il nero, il colore della cenere, il blu, il verde, il bianco, l’arancio, e finalmente il rosso come è rosso il sangue o il papavero selvatico: punta solo all’ultimo colore, perché il vero zolfo, e la polvere alchemica. Non dico niente precisamente riguardo al tempo; perché dipende dall’industria dell’artista; ma tu non potrai fallire, lavorando come ti ho mostrato.

25. Se tu sei disposto a moltiplicare la tua polvere, prendine una parte, e bagnala con due parti del tuo Mercurio animato; rendilo una pasta soffice e morbida; ponilo in un vaso come hai già fatto, nella stessa fornace e fuoco, e cuocilo insieme. Il secondo giro della ruota filosofica sarà fatto in meno tempo che il primo, e la tua polvere avrà dieci volte maggiore forza. Lascia che la ruota giri ancora fino ad un migliaio di volte, e anche più se tu così vorrai. Avrai allora un tesoro senza prezzo, superiore a tutto quello che è nel mondo, e tu non potrai desiderare niente di più, perché avrai entrambe salute e ricchezza, se le userai propriamente.

26. Tu hai ora il tesoro di tutta la felicità del mondo, che io, un povero rustico di campagna di Pointoise, ho compiuto tre volte a Parigi, nella mia casa, nella strada des Ecrivains, presso la Cappella di St.Jacques de la Boucherie, e che io Flamel do a te, per l’amore che nutro per te, l’onore di Dio, per la Sua gloria, per la preghiera del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il corrispondente Francese [che ha offerto la versione Francese all’editore per la traduzione in Inglese per questa pubblicazione del 1806] aggiunge: “Questo è quel che ho trovato alla fine del Manoscritto”

Essi asseriscono che l’originale di questo lavoro è stata scritta ai margini della pelle di un Libro di Salmi, nella scrittura autentica di Nicholas Flamel, in favore di suo nipote. Il processo era scritto in cifre, per meglio mantenere il segreto. Ogni lettera era formata in quattro modi differenti, così per creare l’intero alfabeto sono state impiegate 96 lettere. Padre Pernetti e Monsieur de Saint Marc hanno decifrato questo scritto con molta difficoltà. M.de St. Marc era sul punto di lasciare; ma Padre Pernetti, che aveva già trovato le vocali, lo incoraggiò ad andare avanti, e riuscirono finalmente nell’impresa, con completo successo, attorno all’anno 1758.

Fonte: www.levity.com

Introduzione all’Alchimia

di A. M. Partini

 

TEORIA

L’alchimia risale all’antico mondo mediterraneo, alla tradizione ermetica. Questa dottrina segreta madre di tutte le scienze, fu rivelata agli uomini da Ermete Trismegisto spesso identificato col dio egizio Thot. E’ quindi una scienza sacra riservata ai soli iniziati.

Al mitico Ermete Trismegisto si attribuisce una vasta letteratura in lingua greca che pur contenendo elementi dell’antica religione egiziana risale al II o III sec. d.C.
Da questi trattati emerge la figura dell’uomo mago, che conosce le occulte corrispondenze nei tre regni della natura, le sa attrarre e usare.

L’ermetismo quindi comprende quell’insieme di discipline esoteriche e filosofiche che vanno sotto il nome di Ermete.

Tutto ciò che nasce sulla terra è messo in corrispondenza con le stelle, le costellazioni e i pianeti, come afferma Filone: “Coloro che si esercitano nella saggezza, penetrano i segreti del mare, dell’aria e del cielo e accompagnano col pensiero, nelle loro orbite il corso del Sole, della Luna e degli altri pianeti. Essi sono attaccati in basso al suolo, con i loro corpi, ma danno ali alle loro anime, cossichè marciando sull’etere, contemplano le potenze che vi si ritrovano” (Filone De Somniis, 10 – cfr. Festugière, La Revelation d’Hermés).

Principio basilare dell’ermetismo è l’unità della materia, rappresentata dall’Uroboros, il drago che si morde la coda. Il mondo è concepito come un insieme armonico animato da uno spirito intelligente; legami invisibili uniscono cielo e terra, l’uomo al cosmo. La Spirito universale è il fondamento di tutte le cose manifeste; è la materia prima degli alchimisti, quella che si trova dappertutto, disprezzata dagli uomini che la calcano e non la riconoscono (v. Palombara). E’ quello spirito vitale che, come dice la Tavola di Smeraldo, sale dalla terra al cielo e ridiscende in terra arricchita di energie cosmiche (“Ascendit a terra in coelum, iterumque descendit in terram, et recipit vim superiorum et inferiorum”). Questa dottrina dell’unità cosmica è racchiusa nei dieci versetti della Tavola di Smeraldo, il più antico documento attribuito ad Ermete.

Nel Rinascimento con la traduzione dei testi ermetici di Ficino, che ebbe l’incarico da Cosimo dei Medici di sospendere quella dei testi di Platone per dedicarsi agli “Hermetica”, si assiste a un rifiorire dell’ermetismo: Ermete viene considerato contemporaneo di Mosè e il suo insegnamento come “prisca-theologia”, cioè come la vera tradizione, madre di tutte le tradizioni. Ficino cercò anche di conciliare elementi ermetici con elementi cristiani; testimonianza di questo avvicinamento è il mosaico del pavimento del Duomo di Siena dove Ermete è rappresentato accanto a Mosè e ad un’altra figura non ben identificata. Sotto l’immagine di Ermete è la scritta “Hermes Trismegistus contemporaneus Moyses”.

Altra testimonianza potrebbe essere la Porta di Rivodutri, piccolo paese vicino Rieti, per alcuni motivi simbolici incisi sui bassorilievi (1)

Sulla scia di Ficino troviamo poi Pico della Mirandola, Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Ludovico Lazzarelli ed altri. Questi studi sfoceranno in una corrente ermetico-cristiana i cui testi più importanti sono le “Opere” del francescano Annibale Roselli, opera voluminosa composta da 6 volumi (Cracovia 1585-1590) e il “Nova de universis philosophia” di Francesco Patrizi , professore di filosofia platonica all’Università di Ferrara, pubblicata nel 1591 insieme a una nuova edizione del Corpus Hermeticum.

Nel secolo successivo Padre Atanasio Kircher, complessa figura di teologo e scienziato, sarà uno degli esponenti dell’ermetismo cristiano.

Lo studioso che si accinge a introdursi nello studio dell’alchimia si trova di fronte enormi difficoltà non solo per la grande massa di libri scritti sull’argomento, ma anche per l’oscurità e contraddizione dei testi. Un’altra difficoltà si ha in quanto l’alchimia partecipa a molteplici attività del pensiero umano come la religione, la filosofia, la scienza e quindi richiede una mente analitica e sintetica nello stesso tempo, che sappia cogliere e raccogliere i fili sottili sparsi nelle varie materie.

Una precisa dottrina alchemica si può dire che non esiste. La complessa simbologia, l’esprimere attraverso allusioni e analogie concetti che vanno al di là della parola e del ragionamento impedisce che possa essere insegnata con gli usuali metodi scolastici. Simbolo e realtà, chimica e magia sono strettamente e praticamente inscindibili.

L’alchimia si discosta dagli altri cammini iniziatici per il suo carattere operativo. I metalli sono considerati come esseri viventi, contengono un’energia vitale che permette loro di generarsi e moltiplicarsi così come i vegetali; sono inoltre suscettibili di evoluzione e destinati, in tempi lunghissimi, a trasformarsi in oro; l’Opera non fa che affrettare questo processo.

Secondo alcuni autori l’alchimia o “pietra filosofale” avrebbe solo un significato simbolico alludendo alla conquista della più alta spiritualità. Altri invece considerano l’alchimia sotto due aspetti: l’un pratico, chimico che assicurerebbe beni materiali cioè denaro e salute; l’altro esclusivamente di ordine filosofico e spirituale.

I filosofi ermetici usano un linguaggio oscuro e difficile, sia per non farsi comprendere dai profani, sia perché gli argomenti dei quali trattono non si possono esprimere a parole; essi si servono di simboli e allegorie, che hanno dato luogo nel tempo ad una ricca iconografia degna di considerazione e di studio da parte di Istituti famosi, come l’Istituto Warburg di Londra.

Il Rosarium Philosophorum di A. de Villanova, le Figure Geroglifiche di N. Flamel, il Donum Dei di G. Aurach, lo Splendor Solis di S. Trismosin, sono trattati famosi per le immagini che ne illustrano il testo. Alcune di queste opere sono composte addirittura da sole figure come il Liber Mutus e lo Speculum Veritatis. Sembra che anche lo Splendor Solis del Trismosino fosse composto all’inizio di sole immagini.

Oggetto dell’arte alchemica è l’uomo inteso nel suo triplice aspetto: corpo, anima e spirito. Suo scopo è la trasmutazione del piombo in oro: il piombo rappresenta la materia caotica e pesante sia del metallo che della natura umana; l’oro come “luce solidificata” o “sole terreno”, la vittoria dello spirito sulla materia. Non si tratta di trasformazioni di metalli minerali, ma di trasformazioni dei “metalli” dell’organismo umano, cioè, per dirla in termini psicologici, delle qualità fisiche e psichiche dell’uomo in qualità più evolute e spiritualizzate (conquista della pietra filosofale). E’ quindi un’arte ma nello stesso tempo è scienza, religione e filosofia; interessarsi di tale materia richiede attitudini particolari e qualità sottili della mente (Trismosino), ma soprattutto costanza e pazienza: “Lege, lege, relege et invenies”, non si stancano mai di ripetere i testi alchemici. Ma non basta leggere, necessita anche l’aiuto d’un “maestro” che s’incontrerà al momento opportuno. A volte per incontrarlo si affrontavano viaggi lunghissimi. Trismosin ci racconta delle sue lunghe peregrinazioni prima di giungere a Venezia, dove riuscì a realizzare, lavorando in una “miniera”, la pietra filosofale. Il ritrovamento della “pietra” porta tra l’altro a una completa conoscenza del mondo e delle sue leggi naturali.

Il suggerimento degli Adepti di “scrutare” e seguire la Natura non è né teorico né astratto, ma va interamente vissuto. Scrive F.M. Santinelli: “I Filosofi devono essere tali da conoscere il fondamento di tutta la natura e conoscerlo veramente…La scienza della Pietra filosofale supera ogni dottrina ogni arte per sottile che sia; differenziandosi da esse perché l’opera della natura è sempre più perfetta, più sciolta e più sicura di qualunque arte”. E il Sendivogio: “Se tu considerassi con giudizio maturo in che modo opera la Natura, non avresti bisogno dei volumi di tanti Filosofi, perché, a mio giudizio, è meglio imparare proprio dalla maestra Natura che dai discepoli” (Prefazione del Trattato dello Zolfo). La Natura a cui si riferiscono Santinelli e Sendivogio è la stessa illustrata in una bella immagine della Atalanta Fugens (Emblema XLII) di Maier con l’ammonimento: “La Natura ti sia guida e tu seguila passo passo / Con l’arte di buon grado; ti smarrirai se non ti sarà compagna di vita”.

La Natura come maestra infallibile e guida nella pratica alchemica è la regale protagonista in “Le rimostranze della Natura all’alchimista errante” in cui Jean de Meung mette in evidenza gli errori degli alchimisti del suo tempo. La Natura, offesa e trascurata dallo “sciocco artista” che non usa che “l’arte mechanica”, così lo rimprovera:

“Io parlo a te fanatico sciocco
che ti dici e ti dichiari in pratica
Alchimista e buon filosofo
e non possiedi né sapere né capacità
dell’arte, né conoscenza di me…
Con un fuoco che arderebbe chiunque
desideri fissare argento vivo
quello volatile e volgare
e non quello che creo io come metallo?
Per questa via non combinerai nulla”.

L’alchimista umiliato e pentito s’inginocchia davanti la Dea e promette di seguire Lei sola, unica guida dei suoi lavori. Questi versi sono raffigurati da una bella miniatura di Jean Perreal (1460-1530) in cui la natura è raffigurata alata, nuda, seduta su un albero cavo (athanor) con la testa cinta da una corona con i 7 pianeti.

Spesso si è confusa, e si confonde, l’alchimia con la spagiria. Ma la vera alchimia è una conquista spirituale, è il raggiungimento di uno stato di coscienza integrata. “L’alchimia, scrive Pierre Jean Fabre, non è solamente un’arte o scienza per insegnare la trasmutazione dei metalli, ma una vera scienza che insegna a conoscere il centro di tutte le cose, che in linguaggio divino si chiama lo spirito della vita”.

Tutte le tradizioni parlano di uno stato edenico, di un’età dell’Oro da cui l’uomo è decaduto. Per riconquistare l’antico stato di regalità, l’uomo deve sottoporsi a pratiche particolari, a un iter iniziatico affrontando prove e pericoli. Le fatiche di Ercole, la lotta di Teseo col Minotauro nel labirinto di Cnosso, le imprese che Giasone deve compiere per riconquistare il Toson d’oro, sono allegoria delle varie fasi che l’adepto deve attraversare per realizzare la Grande Opera.

Alla base dell’arte alchemica è il “solve e coaugula”, liberare cioè le energie insite nella materia dissolvendola (solve) e reintegrandola (coaugula) in materie più perfette. Si tratta di mutare il mercurio lunare in mercurio igneo.

L’alchimista nella solitudine del suo laboratorio intento alla trasformazione della materia nel suo athanor, cercava di realizzare la “coniuctio oppositorum”, unione Sole e Luna, cioè una perfetta armonia tra spirito e materia, tra uomo e cosmo.

Si sottoponeva a pratiche speciali affrontando prove e pericoli e percorrendo una scala di simboli e tecniche in cui è difficile distinguere il divino dall’umano.

Il vero alchimista non si limitava agli esperimenti di laboratorio, ma faceva anche uso di preghiere, di evocazioni e di esercizi spirituali per ottenere uno stato superiore e per guadagnare la chiave della Sapienza. “La pratica della nostra Arte, scrive Limojon de Saint Dedier, è la cosa più difficile al mondo perché se da un lato è chiamato gioco di bambini, dall’altro essa richiede in coloro che cercano la verità con il lavoro e il loro studio, una conoscenza profonda dei Principi e delle Operazioni della natura nei tre regni, particolarmente minerale e metallico” (2).

Quindi la prima operazione l’Adepto la deve compiere su se stesso trasformando i propri metalli vili in oro, cioè le facoltà comuni dell’uomo in facoltà trasumanate; deve cioè trasformare la pietra grezza in pietra levigata.

La vera alchimia è quindi un cammino spirituale, un mezzo di conoscenza che cerca di penetrare i segreti dell’uomo e della natura e cogliendo le potenze invisibili dietro quelle visibili.

Scrive il Sendivogius nel De Sulphure: “Nel suo Regno (cioè in quello dello zolfo) sta uno specchio nel quale si vede il mondo intero. Chiunque guardi in quello “specchio” può vedervi e apprendere le tre parti della sapienza di tutto il mondo”.

La realizzazione alchemica si esprime anche in termini di conquista della “pietra filosofale”: chi possiede tale pietra può trasmutare i metalli vili in oro. Ridotta in polvere viene chiamata “polvere di proiezione”, ha cioè la facoltà di trasformare qualsiasi altro corpo trasmettendogli quella energia solare che ne è il fondamento.
Ridotta allo stato liquido, costituisce l’ “Elisir di lunga vita”, la “fontana dell’eterna giovinezza”, motivi che ritroviamo in tante favole e racconti letterari.

L’ottenimento della “pietra, oltre a dare la conoscenza perfetta, comunica a colui che la possiede, poteri meravigliosi, (come ad esempio, rendersi invisibili, spostarsi a piacimento nello spazio, acquistare qualità terapeutiche, comunicare con le potenze angeliche). La conquista della pietra filosofale si esprime anche in termini di conquista del “Toson d’Oro”.

E’ quanto promette il Marchese Massimiliano Palombara, alchimista romano del sec. XVII, autore delle epigrafi della Porta Magica di Piazza Vittorio (Roma) a chi varca la soglia della sua villa.

VILLAE IANUAM
TRANANDO
RECLUDENS IASON
OBTINET LOCUPLES
VELLUS MEDEAE
1680

 

LA PRATICA

L’alchimia insegna l’unità della sostanza, sotto la molteplicità delle apparenze fenomeniche. La “sostanza unica” sarebbe l’Etere Cosmico di cui le tre polarizzazioni danno:

  • + = Aod = = Agente (Forza) – Fuococeleste
  • – = Aob = = Paziente (Resistenza) – Umido radicale
  • ∞ = Aor = = Centro d’equilibrio, o substrato di tutta la materia (secondo alcuni, Luce astrale)

I tre principi generatori:

(Archè) (Azoth) (Hylé)
Zolfo  Mercurio Sale

danno origine alle cose sensibili mediante i quattro elementi corrispondenti ai quattro stati di aggregazione della materia:

Solido Liquido Gassoso Igneo
(Terra) (Acqua) (Aria) (Fuoco)

Psicologicamente i tre principi nell’uomo corrispondono:

  • Zolfo: lo Spirito, il Nous, il Sè superiore.
  • Mercurio: l’Anima, intermediaria tra lo spirito e la materia quindi non perfetta. E’ lei che dovrà cercare di purificarsi dalle scorie del corpo per identificarsi con lo Spirito.
  • Sale: il corpo, anch’esso elemento da lavorare perché diventi perfetto.

Mentre lo Zolfo naturale rappresenta l’anima incarnata e quindi appesantita dai vizi ecc., l’Oro o Zolfo celeste simbolo della purezza dell’Anima, splendente di Luce divina (v. AUR da cui deriva il latino Aurum).

L’alchimia riconosce nell’uomo un:

Ente Terrestre
Piombo, corpo, scheletro; è il fisso che conosce solo l’aspetto sensibile delle cose. E’ Saturno matrice di corpi che poi periscono (divora). Suo colore è Nero.

Ente Acqueo, Lunare
Mercurio, forma sottile attraverso cui avvengono le sensazioni e le percezioni normali e paranormali; è l’energia alla base delle passioni e dell’immaginazione. Corrisponde al sistema nervoso ghiandolare e alla vita vegetativa. Suo colore è Bianco.

Ente Aereo
E’ il mercurio igneo, l’Androgine, unione acqua e fuoco, cioè l’Acqua ardente. Suo colore è Rosso.

Ente Spirituale
E’ il Sole, l’Oro, il Fuoco. L’Anima stante e non cadente (Agrippa). Suo colore è Oro.

Nell’uomo normale queste quattro entità si trovano confuse e miste. E’ il caos da cui l’arte ermetica deve estrarre le singole nature. “Per separare il figlio della sapienza, fa che gli Elementi, distinti, siano ognuno nella propria sede” (Stolcius). E’ necessario quindi il passaggio attraverso i quattro elementi, dalla terra all’acqua e dall’aria al fuoco e cioè attraverso stati di coscienza più sottili (3)

Si tratta di liberare le energie che sono alla base del piano fisico, emotivo e mentale.
Colla separazione del “sottile” dallo “spesso”, lo Zolfo che era prigioniero sotto “dura scorza”, torna libero nelle Acque Celesti, e si riconcilia con i suoi “custodi” ed elargisce i suoi doni.

La prima operazione è sciogliere il corpo che lavato e purificato, invece di ardere nel fuoco delle passioni, permette al bambino divino di manifestarsi.

Come scrive F.M. Santinelli in un suo bel sonetto, quando il Sale, che è visibile, si scioglie, lo Spirito universale, che è invisibile e che è la semenza occulta di tutti gli esseri e di tutte le cose, si tramuta in Oro vivo.

“Sal’è, visibil sperma che si solve,
E l’invisibil spirito universale
Che in esso è seme, in un vivo Or risolve” (4).

L’oro una volta fissato ha il potere di trasmutare ogni metallo; “Quando l’oro (dei Saggi), perfettamente calcinato ed esaltato fino alla purezza ed al biancore della neve ha acquistato, grazie al magistero, una simpatia naturale con l’Oro astrale, di cui è divenuto visibilmente il vero magnete, egli attira e concentra in sé stesso una grande quantità di Oro astrale e di particelle solari, che riceve dalla continua emanazione che proviene dal centro solare e lunare, sino a trovarsi nella disposizione prossima ad essere l’Oro vivente di Filosofi” (Limojon de Saint Didier – p.68).

Il passaggio attraverso gli elementi può essere anche simboleggiato dal passaggio attraverso i sette pianeti, i sette metalli. I vari regimi (di Saturmo. Di Giove, di Venere, ecc.) rappresentano i differenti stati che la materia sotto l’azione del fuoco assume durante le operazioni del Magistero.

Tutti i metalli dunque sono formati da zolfo e mercurio le cui differenti proporzioni danno luogo alla “differenziazione minerale”. Nella concezione alchemica i metalli sono considerati come esseri viventi. Essi crescono e si maturano nel seno della miniera e si moltiplicano attraverso “il seme o zolfo di natura” (5). Scrive F. M. Santinelli, un alchimista poeta del secolo XVII, “I metalli che crescono e hanno moto nelle loro miniere, sono vivi e hanno il seme onde possono moltiplicarsi così bene come il vegetale e l’animale”. Ed aggiunge: “Questo seme aurifero non va cercato nei metalli volgari, ma in quelli filosofici, esso nobilita i metalli imperfetti rendendoli perfetti”.

Gli alchimisti riconoscono nell’uomo 7 metalli, due perfetti, l’oro e l’argento simboleggiati dal Sole e dalla Luna, e cinque imperfetti, rame, ferro, stagno, piombo e mercurio, ma fanno una netta distinzione tra oro, argento, rame ecc. dei filosofi e quelli volgari.

Ogni metallo è messo in rapporto con il pianeta che li ha generati e con il mutare delle loro corrispondenza astrali, cosa che crea uno stretto legame tra Alchimia e Astrologia.

Essi nascono per opera dello “spirito universale” che secondo i vasi “crassi, o spessi, o rari” (6) da origine ai vari metalli (“benché da un seme sol vengano tutti”). Basilio Valentino specifica : “L’influsso celeste discende dall’alto per volere e ordine di Dio e si mescola alle proprietà astrali. Non appena si ha questa congiunzione, i due partoriscono la sostanza terreste come un terzo, che è il principio del nostro seme e della sua prima origine”.

I metalli da utilizzare sono l’oro e l’argento considerati i corpi più ricchi di zolfo e mercurio (7).

Ogni sostanza, ogni metallo ha un aspetto filosofico e uno volgare: si parla quindi di oro, di argento, di mercurio dei filosofi per indicare le loro intime essenze (psicologiche e spirituali), e di mercurio, oro e argento volgari per indicarne gli aspetti che ricadono sotto i nostri sensi.

Quindi nella pratica alchemica c’è una parte rivolta all’esterno che comprende lo studio di metalli, pietre e medicamenti da cui è poi nata la nostra chimica, e una parte rivolta verso l’interno che mira alla purificazione e alla liberazione attraverso il fuoco della volontà, della nostra anima aurata oscurata dal piombo delle passioni, perciò l’alchimia è continuamente rivolta a una ricerca che è interiore e esteriore.

“Tutto il magistero, dicono i filosofi, non è altro che cuocere argento vivo e zolfo finché non diventino una cosa sola”.

Per trasmutare i metalli vivi in oro la pratica era sempre la stessa: si trattava di separare, sciogliere la materia scelta nelle due qualità di umido e secco, maschile e femminile, per poi farli di nuovo unire (“separai la terra dal fuoco, il sottile dallo spesso”), realizzando le nozze alchemiche rappresentate nell’iconografia alchemica dal Re vestito di rosso e la Regina vestita di bianco.

“Se la bianca sposa viene maritata al rosso marito, scrive Aurach, subito si abbracciano e dopo essersi abbracciati si congiungono, si sciolgono da sé, da sé si consumano, sicché dei due che erano, diventano un corpo solo” (p.41).

Ma prima di congiungersi Re e Regina devono purificarsi. La purificazione dell’oro e dell’argento è simboleggiata da una fontana in cui la coppia regale va a bagnarsi. L’abluzione va ripetuta tre volte, in modo da ottenere l’oro e l’argento dei filosofi.
Ottenuta quindi la materia dell’Opera, simboleggiata da un liquido chiuso ermeticamente nell’ampolla, inizia la cottura nell’atanor: “Coque, coque, coque, ne tedeat” scrive Trismosino.

“Sappiate, esorta Morieno, che tutto il magistero non è altro che l’estrazione dell’acqua dalla terra, e la discesa di quest’acqua sulla terra finché la stessa terra imputridisce e si pulisce; e quando sarà purificata con l’aiuto divino, tutto il magistero sarà compiuto.

L’ampolla, sottoposta ai regime del fuoco, è chiamata “uovo filosofico” perché da esso nascerà il fanciullo regale e anche “camera nuziale” poiché è lì che avviene il matrimonio di Re e Regina; è ancora detta “sepolcro” poiché gli sposi prima di essere uniti devono morire.

La materia sotto l’azione del fuoco passa attraverso i colori dei sette metalli, tra cui i più importanti sono il nero, il bianco, il rosso; se non si libera il mercurio lunare da Saturno non si può liberare il mercurio vicino allo zolfo.

Gli alchimisti distinguono una Piccola e Grande Opera rappresentate da due alberi, l’albero lunare e l’albero solare (v. Rosarium). Con la “piccola Opera” o “piccolo Magistero” si ottiene la pietra bianca; con la “grande Opera” o “grande Magistero”, la pietra rossa.

Il passaggio attraverso gli elementi si ottiene in tre fasi:

Fase al nero: è la putrefazione, il solve, la morte iniziatica – E’ lo stacco da Saturno, il passaggio dalla stato individuato ad uno non individuato. Finché gli elementi sono concatenati tra di loro, noi non possiamo percepire che il fisico attraverso il fisico. Liberando il Mercurio lunare da Saturno si liberano anche il mercurio vicino allo Zolfo, cioè il Mercurio igneo e si arriva alla propria Essenza solo dopo aver rinunciato al corpo, all’io individuato. Nel distacco da Saturno, l’io non avendo più corpo come sostegno, ha momenti di crisi e di paura: è la prova del vuoto, è l’incontro con il “guardiano della soglia”, è la “notte oscura dell’anima” di S. Giovanni della Croce. Gli alchimisti esortano ad accertarsi che il nero sia “più nero del nero” altrimenti si rischia il “sorgere degli avvoltoi” che simboleggiano i residui delle passioni non ancora domate. Portato a perfezione il nero, bisogna resistere, finché comincia a diradarsi e ad apparire un bagliore che annuncia il Bianco.

Fase al bianco: è la luce che sorge dalle tenebre; è la realizzazione di un corpo sottile che sostituisce il corpo fisico, grossolano. E’ la vita che continua oltre la morte, è il figlio che nasce dalla Vergine. Si tratta di spostare il centro del corpo nella “forza di vita”, cioè in quelle forze che producono, formano e sostengono il corpo. La materia viene concepita come moto dello spirito. Il Saturno pur restando quello che è esiste solo in rapporto dello spirito. E’ la fase dell’argento, della colomba di Enea, della Rosa bianca. Si realizza l’aspetto psichico delle cose fisiche, si tira fuori l’anima del sottile, cioè la filosofia del sottile.

Fase al rosso: è la fenice che rinasce dalle ceneri. La coscienza arrivata al bianco non deve rimanere nello stato puramente psichico, ma tornare sul piano fisico, agire sulla materia. In fondo al vaso rimangono delle ceneri che sono preziose e l’Opera non viene compiuta se non sono utilizzate. E’ la prova del Fuoco: bisogna vivere come la salamandra tra le fiamme senza bruciarsi. La coscienza deve essersi tanto sottilizzata da percepire direttamente oltre i sensi corporei. E’ in questo stato che si può raggiungere il “profondo della terra”, il VITRIOL.

E’ il frutto del matrimonio di Re e Regina, la nascita del fanciullo coronato. E’ la realizzazione del Rebis, dell’Androgine spirituale.

Con la fase al rosso si estraggono dal corpo le energie rinchiuse negli organi. “ La nostra Pietra, scrive Limojon de Saint Didier, è un fuoco astrale che simpatizza con il fuoco naturale e che come una vera salamandra, nasce, si nutre e cresce nel fuoco elementare che le è geometricamente proporzionato” (p.126). E’ la pietra rossa la corporizzazione dello spirito. Ma per essere utilizzata la pietra deve essere “moltiplicata”, cioè portata alla massima potenza aumentando in quantità e qualità e anche fermentata, cioè mescolata a una piccolissima parte d’oro fuso. In questo modo la sua forza trasmutatoria sarà più rapida e diretta. Con la pietra ridotta in polvere si ha la polvere di proiezione. Essa si presenta sotto forma di una polvere rossa brillante simile al rubino; gettandone una piccolissima parte nel crogiolo, sul metallo fuso si possono effettuare, come scrive Trismosino, trasformazioni meravigliose (v. Tintura del Leone Rosso). E’ la conquista di un potere spirituale che trasmuta altre nature nelle propria natura: accendendo in sé questa fiamma, si possono accendere altre fiamme.

(1) Due coppie di simboli importantissimi giustificherebbero tale ipotesi: il cuore fiammeggiante di Cristo e la figura dell’Androgine, simbolo per eccellenza della “coniuctio oppositorum” alchemica, che sovrasta l’arco del portale; e il sigillo del pentagramma sullo stipite sinistro, cui corrisponde, sullo stipite destro, il monogramma di Cristo, composto da due palme incrociate su una “ro”. Tutto l’iter alchemico è indicato da un mercurio alato nell’angolo sinistro del bassorilievo con il .

(2) Limojon de Saint Dedier, Il Trionfo ermetico, a cura di M. Barracano, Ediz. Medit. Roma, 1974, p. 108

(3) I quattro elementi nell’uomo si riscontrano in modo spicciolo in alcune frasi come: mi sento a terra, mi squaglio, m’infiammo, mi sento leggero come l’aria.

(4) F.M. Santinelli, Sonetti alchemici, a cura di A.M. Partini, Roma, Ediz. Medit., p. 46

(5) Seme o Zolfo dei metalli è il potere di organizzazione e individuazione; cioè la potenza che da forma e vita e che può essere ridestata e dominata dall’Arte divenendo “magico fuoco filosofale”.

(6) F.M. Santinelli, Carlo V
Così nascon quaggiù metalli vari
Benché da un seme sol vengano tutti
Secondo i vasi crassi o spessi o rari
E Piombo e Stagno e Rame escon produtti…………

(7) Mercurio: l’anima delle cose, la forza fluidica.
Zolfo: principio attivo di individuazione, il quale come corpo ha fissato e organizzato un certo quantum di energie cosmiche. Queste due forze sono precipitate nel corpo e per liberarle bisogna scioglierlo per poi vivificarlo e fissarlo. Allora il corpo cessa di essere materia e inconscio e si fa “pietra filosofale”, corpo incorruttibile.

Fonte: www.simmetria.org