Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi

Tratto dal libro: “Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi” di Mircea Eliade

Lo sciamanismo stricto sensu è, per eccellenza, un fenomeno religioso siberiano e centro-asiatico. Attraverso il russo, il termine deriva dalla parola tungusa shaman. In altre lingue del centro e del nord dell’Asia i termini corrispondenti sono: lo yakuta ojun, il mongolo buga, boga e udagan, il turco-tartaro kam.

…fenomeni magico-religiosi consimili sono stati osservati nell’America del Nord, in Indonesia, nell’Oceania e altrove. ….tali fenomeni sono realmente sciamanici e vale la pena studiarli insieme allo sciamanismo siberiano. Però ci si impone innanzitutto un rilievo: la presenza di un complesso sciamanico in una qualunque zona non implica necessariamente che la vita magico-religiosa dell’un popolo o dell’altro si sia cristallizzata intorno allo sciamanismo. In genere lo sciamanismo coesiste presso ad altre forme di magia e religione.

Magia e maghi li incontriamo un po’ dappertutto nel mondo, mentre lo sciamanismo corrisponde ad una “specialità” magica particolare: implica il “dominio del fuoco”, il volo magico e così via. Così, benché lo sciamano sia, fra l’altro, un mago, non ogni mago può essere qualificato come sciamano. La stessa precisazione si impone nel riguardo delle guarigioni sciamaniche: ogni medicine-man è un guaritore, ma lo sciamano utilizza una tecnica propria solo a lui. Quanto alle tecniche sciamaniche dell’estasi, esse non esauriscono tutte le varietà dell’esperienza estatica attestate dalla storia delle religioni e dall’etnologia religiosa: non si può dunque considerare un qualsiasi estatico come uno sciamano; questi è lo specialista di una trance durante la quale si ritiene che la sua anima possa lasciare il corpo per intraprendere ascensioni celesti o discese infernali.

Queste precisazioni preliminari, per succinte che siano, indicano già il cammino che ci proponiamo di seguire per giungere alla giusta comprensione dello sciamanismo. Dato che questo fenomeno magico-religioso si è manifestato nella sua forma più completa nell’Asia centrale e settentrionale, si prenderà come esemplare tipico lo sciamano di tali religioni. Non ignoriamo, e anzi cercheremo di mostrare che, almeno nel suo stato attuale, lo sciamanismo centro-asiatico e nord-asiatico non è un fenomeno originario, esente da ogni influenza esterna: al contrario, è un fenomeno che ha una lunga “storia”. Ma questo sciamanismo centro-asiatico e siberiano ha il merito di presentarsi come una struttura nella quale vari elementi che esistono diffusi nel resto del mondo – e cioè: rapporti speciali con gli “spiriti”, capacità estatiche permettenti il volo magico, l’ascensione al Cielo, la discesa agli Inferi, il dominio sul fuoco e così via – si rivelano già, nella zona in questione, integrati in una particolare ideologia e convalidati da tecniche specifiche.

…i popoli che si dichiarano “sciamanici” danno un’importanza considerevole alle esperienze estatiche dei loro sciamani; queste esperienze li riguardano personalmente e direttamente, perché sono gli sciamani che, per mezzo della loro trance, li guariscono, accompagnano i loro morti nel “regno delle ombre” e fanno da mediatori tra loro e i loro déi, celesti o infernali, grandi o piccoli. Questa ristretta élite mistica non solo dirige la vita religiosa della comunità, ma in un certo modo veglia sulla sua “anima”. Lo sciamano è il grande specialista dell’anima umana: lui solo la “vede”, perché ne conosce la “forma” e il destino.

Ove non si tratti della sorte immediata dell’anima, ove non si abbia a che fare con la malattia (= perdita dell’anima) o con la morte, o con una sventura, o con un importante sacrificio che implica una certa esperienza estatica (viaggio mistico nel cielo o negli inferi), lo sciamano non è indispensabile. Una gran parte della vita religiosa si svolge senza di lui.
Come è noto, i popoli artici, siberiani e centro-asiatici sono composti nella grande maggioranza da cacciatori-pescatori e da pastori-allevatori. Un certo nomadismo li caratterizza tutti. E, nelle grandi linee, le loro religioni coincidono, nonostante le differenze etniche e linguistiche. ….. venerano un Gran dio celeste, già creatore e onnipotente, ma in via di divenire un deus otiosus. Talvolta il nome stesso del gran dio vuol dire “Cielo”; tale è, ad esempio, il Num dei Samoiedi, il Buga dei Tungusi o il Tengri dei Mongoli. Perfino quando il nome concreto di “cielo” manca, si ritrova uno dei suoi attributi più specifici, come “alto”, “elevato”, “luminoso” ecc.

L’acquisto dei poteri sciamanici

Nella Siberia e nell’Asia nord-orientale le principali vie di reclutamento degli sciamani sono:

  1. la trasmissione ereditaria della professione sciamanica;
  2. la vocazione spontanea, la “chiamata” o l’ “elezione”. Si dà anche il caso di individui divenuti sciamani mediante la loro sola volontà o per volontà del clan, ma costoro sono considerati meno potenti di quelli che hanno ereditato la professione o che hanno seguito la “chiamata” degli dèi e degli spiriti.

Quale pur sia il metodo di selezione, uno sciamano è riconosciuto tale solo dopo aver ricevuta una doppia istruzione:

  1. istruzione d’ordine estatico (sogni, trance ecc.);
  2. istruzione d’ordine tradizionale (tecniche sciamaniche, nomi e funzioni degli spiriti, mitologia e genealogia del clan, linguaggio segreto ecc.).

Questa doppia istruzione, impartita dagli spiriti o dai vecchi maestri sciamani, equivale ad una iniziazione. Talvolta l’iniziazione è pubblica e forma, in se stessa, un rituale autonomo. Ma l’assenza di un rituale di tale genere non implica affatto l’assenza di iniziazione: questa può essere benissimo effettuata in sogno o nell’esperienza estatica del neofita.

Presso i Voguli lo sciamanismo è ereditario e si trasmette anche per linea femminile. Ma il futuro sciamano lo si distingue già a partire dall’adolescenza: presto egli diviene nervoso e talvolta è perfino soggetto ad attacchi epilettici, attacchi che vengono interpretati come un incontro con gli déi.
Già da questo rapido esame….scaturiscono due conclusioni:

  1. la coesistenza dello sciamanismo ereditario con uno sciamanismo determinato direttamente dagli dèi e dagli spiriti;
  2. la frequenza di fenomeni patologici che accompagnano la manifestazione spontanea o la trasmissione ereditaria della vocazione sciamanica.

Sciamanismo e psicopatologia

Esaminiamo ora i rapporti che alcuni hanno creduto di poter stabilire fra lo sciamanismo artico e siberiano e le malattie nervose, in primo luogo le varie forme di isteria artica. …. Si è sempre tornati a mettere in rilievo la fenomenologia psicopatologica dello sciamanismo siberiano. L’ultimo fautore della spiegazione dello sciamanismo a mezzo dell’isteria artica, A Ohlmarks, è stato perfino condotto a distinguere uno sciamanismo artico da uno sub-artico in base al grado di patologia nervosa di coloro che lo esercitano. Secondo questo autore, lo sciamanismo in origine sarebbe stato un fenomeno esclusivamente artico, essenzialmente dovuto all’influenza dell’ambiente cosmico sulla labilità nervosa degli abitanti delle regioni polari. Il freddo eccessivo, le lunghe notti, la solitudine desertica, la mancanza di vitamine ecc, avrebbero agito sulla costituzione nervosa delle popolazioni artiche provocando sia malattie mentali (l’isteria artica, il meryak, il menerik ecc.) sia la trance sciamanica. La sola differenza tra uno sciamano e un epilettico consisterebbe nel fatto che il secondo non può realizzare la trance a volontà. Nella zona artica l’estasi sciamanica è un fenomeno spontaneo ed organico: soltanto in questa zona si può parlare di “grande sciamanismo”, cioè di una cerimonia che si conclude con una trance catalettica reale durante la quale si suppone che l’anima abbandoni il corpo e viaggi verso i cieli o verso gli inferni sotterranei

Ma il mago primitivo, il medicine-man o lo sciamano non sono semplicemente dei malati: essi sono, anzitutto, dei malati guariti, dei malati che sono riusciti a guarirsi da se stessi. Quando la vocazione dello sciamano o del medicine-man si rivela attraverso una malattia o una attacco epilettoide (attacco epilettico o con le medesime manifestazioni), l’iniziazione del candidato equivale spesso alla guarigione.

Vedremo subito come tutte le esperienze estatiche che decidono della vocazione del futuro sciamano comportino lo schema tradizionale di una cerimonia iniziatica: passione, morte e resurrezione. Considerata da questo punto di vista, una qualsiasi “malattia-vocazione” ha il valore di una iniziazione. Infatti le sofferenze da essa causate corrispondono alle torture iniziatiche, l’isolamento psichico di un “malato scelto” è l’equivalente dell’isolamento e della solitudine rituale delle cerimonie iniziatiche, l’imminenza della morte avvertita dal malato (agonia, incoscienza ecc..) ricorda la morte simbolica che figura nella maggior parte delle cerimonie di iniziazione.

Quanto al contenuto di codeste esperienze estatiche iniziali, benché esso sia abbastanza ricco, ripete quasi sempre uno o più d’uno dei temi seguenti: smembramento del corpo seguito da un rinnovamento degli organi interni e delle viscere; ascensione al cielo e dialogo con gli déi o gli spiriti; discesa agli inferi e colloqui con gli spiriti e le anime degli sciamani morti; rivelazioni varie di ordine religioso e sciamanico (segreti dell’arte).

Estasi e visioni iniziatiche degli sciamani Yakuti

Il candidato diviene meditativo, cerca la solitudine, dorme molto, sembra assente, ha sogni profetici, talvolta degli accessi. Tutti questi sintomi non sono che il preludio della vita nuova che aspetta il candidato, senza che questi lo sappia. Il suo comportamento ricorda, del resto, i primi segni della vocazione mistica, che appaiono gli stessi in tutte le religioni…..
Lo yakuta Gavriil Alekseiev afferma che ogni sciamano ha un Uccello Rapace-Madre che assomiglia ad un grosso volatile, con un becco di ferro, artigli adunchi e una lunga coda.

Questo uccello mitico appare due sole volte: alla nascita spirituale dello sciamano e alla sua morte. Gli prende l’anima, la porta negli inferi e la fa maturare sul ramo di un abete. Quando l’anima ha conseguito la maturità, l’uccello ritorna sulla terra, taglia il corpo del candidato a pezzi, che egli distribuisce fra gli spiriti malvagi delle malattie e della morte.

Ciascuno di questi spiriti divora il pezzo di corpo che gli spetta, il che ha per effetto l’acquisizione, da parte del futuro sciamano, della facoltà di guarire le corrispondenti malattie. Dopo aver divorato tutto il corpo, gli spiriti malvagi si allontanano. Allora l’Uccello-Madre rimette a posto le ossa e il candidato si sveglia, come da un sonno profondo.

Secondo un altro insegnamento yakuta, gli spiriti malvagi portano l’anima del futuro sciamano agli inferi ove lo chiudono in una casa per tre anni (per un solo anno, se si tratta di coloro che diverranno sciamani d’un ordine inferiore). E’ là che lo sciamano riceve la sua iniziazione: gli spiriti gli tagliano la testa e gliela mettono vicino (perché il candidato deve assistere con i propri occhi al suo smembramento), poi lo riducono in pezzi minuti che sono distribuiti agli spiriti delle varie malattie. E’ solo per tale condizione che il futuro sciamano acquisterà il potere di operare delle guarigioni. Successivamente, le ossa sono ricoperte di carne fresca e in certi casi si immette in lui anche un nuovo sangue.

L’iniziazione dei maghi autraliani

Già da tempo i primi osservatori hanno attestato che certe iniziazioni dei medicine-men australiani implicano la morte rituale e il rinnovamento degli organi del candidato, operazione compiuta sai dagli spiriti sia dalle anime dei morti.

Gli studi più recenti hanno pienamente confermato e completato queste informazioni. ….. i Wotjoballuk ritengono che è un essere sovrannaturale, Ngatya, a consacrare i medicine-men: egli li apre il ventre inserendovi i cristalli di rocca che conferiscono la potenza magica. Per creare un medicine-man gli Euahlayi procedono nel modo seguente: conducono il giovane prescelto in un cimitero e lo lasciano là legato, per parecchie notti. Dopo che egli è restato solo, numerosi animali appaiono, che toccano e leccano il neofita. Successivamente appare un uomo con un bastone; egli gli configge il bastone nella testa e mette nella piaga una pietra magica della grandezza di un limone. Allora sopravvengono altri spiriti che intonano delle canzoni magiche e iniziatiche per istruirlo nell’arte di guarire.

Confronti tra Australia, Siberia, America del Sud, ecc…

Come si vede, l’analogia fra le iniziazioni degli sciamani siberiani e quelle dei medicine-men australiani è molto stretta. Nell’uno come nell’altro caso il candidato subisce, da parte di esseri semi-divini o di antenati, un’operazione che comprende lo spezzettamento del corpo e il rinnovamento degli organi interni e delle ossa. Nell’uno come nell’altro caso questa operazione ha luogo in un “infero”, o implica la discesa agli inferi. Quanto ai pezzi di quarzo o agli altri oggetti magici che gli spiriti introdurrebbero nel corpo del candidato australiano, essi fanno parte di una pratica che fra i siberiani è di scarsa importanza.

Infatti, come si è visto, solo di rado si fa allusione a pezzi di ferro o ad altri oggetti messi a fondere nello stesso calderone ove sono state gettate le ossa e le carni del futuro sciamano. Un’altra differenza oppone Siberia e Australia: in Siberia la maggior parte degli sciamani viene “scelta” dagli spiriti e dagli déi, mentre in Australia la carriera del medicine-man sembra poter essere tanto il risultato di una ricerca volontaria del candidato quanto quello di una “elezione” spontanea da parte di spiriti e di esseri divini.

In ogni modo queste analogie fra Australia e Siberia confermano visibilmente l’autenticità e l’antichità dei riti sciamanici di iniziazione. L’importanza che ha la caverna nell’iniziazione dei medicine-men è ulteriore convalida di questo carattere di antichità, data la parte di rilievo che la caverna sembra aver avuto nelle religioni paleolitiche. D’altra parte, caverna e labirinto hanno continuato ad avere una funzione di prim’ordine nei riti di iniziazione di altre culture arcaiche, l’una e l’altro essendo, infatti, simboli concreti delle vie che conducono all’altro mondo, che permettono una discesa agli inferi. Secondo le prime informazioni che si ebbero circa gli sciamani Araucan del Cile, questi realizzavano la loro iniziazione in caverne spesso adorne di teste di animali.

D’altra parte, importa mettere fin d’ora in evidenza le corrispondenze che si possono trovare altrove per la credenza dell’introduzione di cristalli di rocca nel corpo del candidato da parte degli spiriti e degli iniziatori. Questo motivo lo si ritrova anche fra i Semang della Malacca, mentre costituisce una precisa caratteristica dello sciamanismo sud-americano.

“Lo sciamano Cobeno introdusse nella testa del novizio dei cristalli di rocca che gli rosero il cervello e gli occhi onde sostituirsi a questi organi e divenire la sua ‘forza’ “. In altri luoghi i cristalli di rocca stanno a simboleggiare gli spiriti ausiliari dello sciamano. In genere, per gli sciamani dell’America del sud tropicale, la forza magica si concretizza in una sostanza invisibile che i maestri talvolta trasmettono ai novizi da bocca a bocca. “Non vi è differenza di natura fra la sostanza magica, massa invisibile ma tangibile, e le frecce, le spine, i cristalli di rocca coi quali lo sciamano viene farcito. Questi oggetti materializzano la forza dello sciamano che, in numerose tribù, viene concepita sotto la forma più vaga, anche se poco astratta, di sostanza magica”.

Lo smembramento iniziatico

In effetti, tanto la vocazione spontanea e la ricerca iniziatica implicano, sia nell’America del Sud, sia in Australia, sia in Siberia, una malattia misteriosa ovvero un rituale più o meno simbolico di morte mistica, dato talvolta nei termini di uno spezzettamento del corpo r di un rinnovamento degli organi.

Presso gli Araucani la scelta generalmente si manifesta con una improvvisa malattia: il giovane cade “come morto” e quando ritrova le proprie forze, dichiara che diverrà machi.
Motivi analoghi appaiono nello sciamanismo nord-americano. Gli iniziatori Maidu mettono i candidati in una fossa piena di “medicina” e li uccidono mediante un “veleno-medicina”; grazie a questa iniziazione i neofiti acquistano la facoltà di tenere in mano, senza farsi alcun male, pietre arroventate. Nella società sciamanica “Ghost Ceremony” dei Pomo, l’iniziazione comporta la tortura, la morte e la resurrezione dei neofiti; questi giacciono a terra come dei cadaveri e vengono ricoperti di paglia.

Lo stesso simbolismo della morte e della resurrezione mistica sotto forma sia di misteriose malattie, sia di cerimonie sciamaniche di iniziazione, lo si ritrova anche altrove. Presso i Sudanesi dei Monti Nuba la prima consacrazione iniziatica è chiamata “testa” e viene riferito che si tratta di un rito nel quale “si apre la testa del novizio affinché lo spirito possa entrarvi”.

Presso i Daiachi del Borneo l’iniziazione del manang (sciamano) comprende tre diverse cerimonie, corrispondenti ai tre gradi dello sciamanismo daiacco. Il primo grado, besudi (“palpare, toccare”) è anche il più elementare e lo si può ottenere con pochissimo denaro. Il candidato si stende sulla veranda come se fosse malato e gli altri manang gli fanno dei passi durante tutta la notte. Si suppone che in questo modo gli si insegni come il futuro sciamano può scoprire le malattie e i rimedi: appunto palpando il paziente…..

La seconda cerimonia, detta bekliti (“apertura”), è più complessa e riveste un carattere nettamente sciamanico. Dopo una notte di incantesimi, i vecchi mamang conducono il neofita in una stanza isolata per mezzo di cortine. “Essi affermano che là gli tagliano la testa e gli asportano il cervello; dopo averlo lavato, lo rimettono a posto allo scopo di infondere al candidato una intelligenza limpida atta a penetrare i misteri degli spiriti malvagi e delle malattie; poi gli introducono dell’oro negli occhi onde dargli una vista così penetrante da poter vedere l’anima, in qualunque luogo essa si trovi, smarrita o vagabonda; poi gli piantano degli uncini dentati all’estremità delle dita per farlo capace di catturare l’anima e di tenerla strettamente; infine gli trafiggono il cuore con una freccia per renderlo pietoso e pieno di simpatia verso coloro che sono malati e che soffrono”. Naturalmente, si tratta di una cerimonia simbolica…

Esiste una terza cerimonia a perfetta integrazione dell’iniziazione sciamanica, cerimonia che comprende un viaggio estatico in cielo su di una scala rituale.

Iniziazioni tribali e società segrete

Abbiamo ripetutamente messo in rilievo l’essenza iniziatica della “morte” del candidato, cui segue la sua “resurrezione”….. In effetti, le cerimonie che contrassegnano il passaggio del singolo da una periodo della vita ad un altro o la sua ammissione ad una qualsiasi “società segreta” comprendono sempre una serie di riti che si possono riassumere nella comoda formula: morte e resurrezione del candidato. Ricordiamo i più usuali tra essi:

periodo di ritiro nella macchia (simbolo dell’aldilà) e esistenza larvale, al modo dei morti; interdizioni imposte ai candidati, derivanti dal fatto che essi vengono assimilati ai defunti (un morto non può mangiare certi cibi, non può servirsi delle dita ecc…).

volto e corpo tinti con cenere o con certe sostanze calcaree onde ottenere la bianchezza livida degli spettri; maschere funerarie.

Inumazione simbolica nel tempio o nella casa dei feticci.

Discesa simbolica negli inferi.

Sonno ipnotico; bevanda che fa perdere la conoscenza ai candidati.

Dure prove: bastonatura, abbrustolimento dei piedi al fuoco, sospensione in aria, amputazione di dita e varie altre crudeltà.

Tutti questi rituali e tutte queste prove hanno per scopo il far dimenticare la vita passata.

Questa è la ragione per cui in alcuni casi il candidato, tornato al villaggio dopo l’iniziazione, fa le viste di aver perduta la memoria e gli si deve insegnare nuovamente a camminare, a mangiare, a vestirsi.

Notiamo infine che il mito del rinnovamento mediante lo smembramento, la cottura o il fuoco ha continuato ad affascinare gli uomini anche al di fuori dell’orizzonte spirituale dello sciamanismo. Medea riesce a far assassinare Pelia dalle sue figlie convincendole che la resusciterà e ringiovanirà, come lei ha fatto con una ariete. E quando Tantalo uccide suo figlio Peolpe e lo serve al banchetto degli déi, questi lo resuscitano facendolo bollire in una marmitta vi mancava solo una spalla, che Demetra aveva inavvertitamente mangiato.

Fonte: www.gianfrancobertagni.it