Ora sei come me!

“Bevila tutta… Ora sei come me“. (Jacob, LOST)

Non mi stancherò mai di soffermarmi su tutte le perle di Lost… da far venire le lacrime agli occhi. Come si fa a non piangere di fronte a una scena così profondamente spirituale e a non capirne l’alto valore iniziatico? Si tratta proprio dell’identificazione conoscente-conosciuto che è il cuore dell’insegnamento gnostico, questa infatti è la vera conoscenza alla quale deve aspirare l’iniziato: morire a se stesso e fondersi completamente con la divinità. Se vogliamo essere liberati da Cristo e tornare nel Regno della Luce, la nostra dimora celeste, dobbiamo di fatto diventare Cristo, cosa che potrà avvenire solo con la Morte dell’Ego… l’Arconte dentro di noi che incatena l’anima al mondo materiale, spegnendo il ricordo delle sue origini.

Jack che beve dalla coppa è proprio l’iniziato che incontra Cristo dentro di sé e in quel momento diventa egli stesso Cristo. Questo passo del Vangelo di Tommaso esprime benissimo il concetto:

“Colui che beve dalla mia bocca diventerà come me, io stesso diverrò come lui, e le cose nascoste gli saranno rivelate”. (Vangelo di Tommaso, 108)

Quando Jacob dice “Ora sei come me” non potete immaginare l’emozione che provo…

Per chiudere… il Loghion del Vangelo di Tommaso che abbiamo citato è il numero 108. Proprio 108!!! I Lostiani mi capiranno… E non è stato fatto di proposito, infatti solo questo passo poteva adattarsi perfettamente alla scena dell’iniziazione di Jack. E’ uno di quei casi in cui si resta incantati dinanzi alla potenza del Logos che ci parla continuamente per farci capire che tutto è simbolo, tutto rimanda a tutto, Egli gioca con noi e noi dobbiamo metterci a giocare con Lui, proprio come bambini. Solo così potremo approdare alla Verità.

Alla prossima…

La mistica di Star Wars

di Mike Plato

Nella saga di Guerre Stellari si cela una complessa scienza mistica in grado di comunicare i più profondi archetipi dell’umanità e il ritorno dell’eroe divino nell’eterna lotta tra la Luce e le tenebre. Chi è l’Imperatore delle Tenebre? Cosa rappresentano realmente i cavalieri Jedi? Cos’è la misteriosa Forza? Nascosta in un moderno mito cinematografico rivive la Grande Tradizione Primordiale.

“Tanto tempo fa…in una galassia lontana lontana…”. Così inizia la saga di Guerre Stellari, la più mistica delle moderne saghe fantascientifiche a sfondo mitologico. Non so se fosse intenzione del regista George Lucas o il frutto di un’ispirazione dall’alto, ma è un fatto che più di ogni altra cosa la vicenda narrata nella saga Guerre Stellari relativa ai cavalieri Jedi, perseguitati e annientati senza pietà da un potere oscuro che vuole il dominio assoluto sia materiale che spirituale, ricorda da vicino le vicende dei Templari, i veri Jedi, i veri difensori di pace e giustizia.

Chi sono gli Jedi?

Nel primo film della seconda trilogia di Guerre Stellari (episodio IV), ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica caratterizzata dal dominio dell’Impero delle Tenebre, instaurato dal Signore dei Sith, ovvero quello che gli Esseni chiamavano “Beliar”, che Gesù definiva il “Principe di questo mondo” e gli gnostici “Cattivo Demiurgo”. Quest’era oscura (Kali Yuga) nella saga è ben presidiata da un ex Figlio della Luce, Darth Vader, sedotto dal Signore Oscuro, una situazione non infrequente nella storia umana, laddove molti Esseri di Luce, inviati dall’Altissimo in questo piano di Tenebre, si sono fatti piegare e sedurre dal Grande Drago di Apocalisse e dalle tentazioni del mondo materiale da egli governato. Allorchè Apocalisse 12:4 accenna cripticamente alla caduta di un terzo delle stelle del cielo a causa della seduzione del Grande Dragone Rosso, il riferimento non è ad un’ipotetica ribellione angelica primordiale, ma al tradimento dei Figli della Luce inviati in questo piano per portare luce e diventati agenti privilegiati di Satana, quindi idealmente precipitati dal cielo. In realtà non furono propriamente i Nephilim (Genesi 6) ad essere inviati da Dio sulla terra, ma i Santi Vigilanti. Secondo il Libro dei Giubilei 4:14, i Santi Vigilanti furono inviati per portare pace e giustizia: “Ai tempi prediluviani di Yared, scesero sulla terra gli Angeli del Signore, chiamati Vigilanti, ad insegnare ai figli dell’uomo a fare giustizia e rettitudine sulla terra”. I Nephilim furono quei Vigilanti che tradirono il patto e si vendettero alla Sitra Hara (Sinistra maledetta). Gli Esseni alludono ai Nephilim traditori (caduti, corrotti) nel Documento di Damasco II:16: “Molti si sono smarriti e hanno vacillato, valenti eroi dai tempi antichi fino ad oggi; avendo camminato nell’ostinazione del loro cuore, caddero i Vigilanti celesti; furono presi (n.d.a. dalla Sitra Hara) perché non osservarono gli ordini di Dio”. Ma sempre nel Documento di Damasco IV:7 si fa riferimento ai “Vigilanti Santi ai quali Dio ha perdonato”, trattandosi di coloro che prima tradirono Dio e poi si pentirono. Anche nel manoscritto 4Q390 troviamo tracce del tradimento. Ivi si allude ad Angeli che hanno rotto il Patto con l’Altissimo. Nel testo YHWH afferma che, allontanandosi dai traditori, consegnerà automaticamente i loro destini nelle mani di Belial e dei suoi angeli: “Ed essi non sapranno e non capiranno che io sono adirato con loro a causa della ribellione, poiché essi mi hanno abbandonato e hanno fatto quanto è male ai miei occhi”. I loro figli carnali furono i Ghibborim, eroi secondo questo mondo ma non secondo lo spirito, quindi totalmente sconnessi dal Logos. Un esempio di Ghibborim (Sith) può essere Napoleone mentre uno di Santo Vigilante (Jedi) è Giordano Bruno.

Potente di Guerra

Ora, Luke Skywalker, appartenente ad una dinastia che potrebbe ben dirsi di sangue reale, è potenzialmente l’ultimo cavaliere Jedi. Tutti gli Jedi, come si evince dal terzo episodio della saga, sono stati intercettati e giustiziati, a parte i maestri Obi One Kenobi e Joda, troppo vecchi per tentare di rinverdire i fasti dell’Ordine degli Jedi e l’Alto Consiglio dei 12 (altra addentellato con la tradizione), destinato nell’èra precedente a presidiare la Repubblica e a difenderla dai possibili attacchi del Lato Oscuro. Quindi, l’ultima speranza è Luke, archetipicamente l’avatar-messia destinato a lottare, in qualità di “Potente di Guerra” (come lo fu Gesù), per riportare luce, pace e giustizia nella galassia. Un intento nobile che alla fine del nostro tempo sarà realizzato in questo piano dal Corpo di Cristo, ossia l’esercito dei Santi Angeli Vigilanti, i veri eroi dello spirito – gli dèi che hanno agito attraverso i grandi iniziati-mistici e i membri più potenti delle grandi confraternite della luce – destinati a ridestarsi ed abbattere definitivamente l’Impero delle Tenebre, che ha iniziato a dominare incontrastato subito dopo la dipartita del Cristo, come profetizzato da Gesù: “Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre” (Luca 22:53). Ad onor del vero, nella storia dei Templari ci fu un processo per eresìa alla base dello scioglimento dell’Ordine, ma nei fatti si trattò pur sempre di una caccia all’uomo da parte del potere religioso-politico vigente, in cui il movente dell’acquisizione delle ricchezze del Tempio era solo un paravento teso a nascondere il tentativo di spazzare via una gnosi segreta estremamente pericolosa per l’establishment del Regno delle Tenebre. Ma ancor più che legati al templarismo, gli Jedi godono di straordinarie rassomiglianze con i Fratelli Esseni, gli Hassidim di Qumran. A coloro i quali hanno notato somiglianze tra la storia sacra dell’Occidente e la saga in questione non sarà sfuggito che:

  • Obi One appare dimorare e nascondersi nel deserto, in una landa che ricorda da vicino i siti qumraniani.
  • Il Consiglio degli Jedi è l’analogo della Eddah El (Consiglio di Dio) della Comunità essena, anch’essa formata da 12 elementi e presieduta dal Moreh Tzedeq (Gran Maestro), come evincesi dalla Regola della Comunità e da alcuni passi biblici (Salmi 73:24; Isaia 19:17).
  • Gli esseni si autodefinissero “Figli della Forza”, come gli Jedi: “la sacra comunità è eredità di Melkisedeq il quale farà appello per la loro liberazione e farà espiazione per tutti i Figli della Luce e per gli uomini del partito di Melkisedeq (Anse Gral Melkisedeq) contro Belial e gli spiriti del suo partito, vendicando i giudizi di Dio con l’aiuto di tutti gli dèi eterni e dei Figli della Forza” (11QMelch); In 1 Maccabei 2:42 è detto che “in quel tempo si unì con loro un gruppo degli Asidei, i forti d’Israele, e quanti volevano mettersi a disposizione della legge”; Paolo, divenuto guida degli Esseni-Nazirei (Atti 24:5) dopo essere stato folgorato sulla via di Damasco-Qumran (Atti 9:3), esclami: “noi siamo i Forti” (Romani 15:1); Se da una parte Obi One è un riferimento cabalistico al termine ebraico “ebion” (povero), tipico appellativo dei seguaci del Cristo (e ciò vale sia per i “poveri” esseni che per i “poveri” cavalieri del tempio), dall’altra Kenobi è un addentellato palese al cenobitismo (cioè l’isolamento in una comunità monastica) tipico degli esseni e delle migliori fratellanze monacali. Anche se a causa degli eventi (la strage degli Jedi nell’episodio III), costretto a vivere nascosto e solitario, Obi One diviene più un anacoreta che un cenobita. Quindi, la saga attinge a piene mani non tanto dal mito quanto dalla storia segreta e dalla profezia biblica, poiché Guerre Stellari è una grande profezia delle cose a venire, e contestualmente una occulta testimonianza di tutto ciò che i Giusti hanno dovuto patire nel Regno delle Tenebre e del Male.

L’Ultimo Uomo

Da quanto ne so, George Lucas ha avuto un’ispiratore per la creazione di questo universo: Joseph Campbell, uno dei più grandi studiosi di mitologia comparata e religione. Campbell è autore di un ottimo saggio “L’eroe dai mille volti” e ivi afferma che “la saga di Guerre Stellari è la tipica storia dell’eroe che si incammina a superare prove e sofferenze e che poi fa ritorno, dopo aver conquistato la vittoria, portando con sé un dono per la comunità”. Il viaggio dell’eroe di Campbell – che è poi il viaggio del vero iniziato, molto più mistico che iniziato, poiché accetta il sacrificio di sé, il celibato, la continenza e la solitudine – è il viaggio sacro di Luke, colui che riscatta il fallimento del Padre, il più potente degli Jedi. Se il padre Annakin Skywalker ha talenti formidabili ma debolezze umane che lo inclinano verso l’amore terreno, cosa sconveniente e pericolosa per un difensore della luce dal momento che gli crea un punto debole su cui le Tenebre possano infierire (l’Imperatore, la forza oscura, infatti, farà leva sul suo amore per Padme onde portarlo dalla sua parte) il figlio Luke al contrario vuole solo diventare l’ultimo degli Jedi per ritornare ad essere il primo, e rigenerare questa casta di iniziati custodi di pace e giustizia. Luke è focalizzato su un solo obiettivo: la distruzione del Signore Oscuro dei Sith e del suo impero, ma, ancor più, riportare un Figlio della Luce corrotto allo stato di purezza originario, ossia suo padre. Per farlo dovrà attingere ai suoi talenti e alla sua capacità di dominare il lato oscuro della forza che lo sospinge verso la rabbia, la paura e l’odio, sicuri ingressi nel Regno delle Tenebre e all’offuscamento della mente luminosa. Non amerà donna se non la sorella, andrà nel deserto paludoso del pianeta Dagobah per farsi istruire da Yoda (simbolo del suo IO vero e più grande), completerà la sua istruzione come Gesù la completò dopo il deserto, e giunto al perfezionamento non prima di aver subìto una parziale ma salutare sconfitta, potrà affrontare l’Imperatore e trionfare. Luke è l’archetipo del Giusto che Satana tenta in primo luogo di portare dalla sua parte, come fece con Gesù nel deserto, e poi cerca di distruggere nel momento in cui rifiuta di unirsi a lui. Luke è quindi lo Jedi trionfante, la guida e il salvatore dei Messia del futuro imminente, l’archetipo del Santo Angelo Vigilante (ebr. Kadosh Malek Ir) di cui in Daniele 4:14, Santo che ha potuto esprimersi nelle diverse incarnazioni come messia, profeta, vero sacerdote, eroe, gran maestro di un qualche Ordine legato al principale Ordine di Melkisedeq. Ed è proprio questo che Joda, il Maestro di Luke, rappresenta: il Melkisedeq, il maestro nascosto, l’Io Sono nell’uomo “spirituale”, colui che solo ha le chiavi della realizzazione spirituale e del perfezionamento. E per ottenerle, Luke come tutti i veri iniziati del passato, dovrà sporcarsi le mani, passare per il terrore e l’umiliazione, dovrà piegarsi a Joda e imparare l’obbedienza. Ciò accade quando egli vuole fortemente affrontare il padre, pur sapendo di non aver completato l’istruzione e nonostante il maestro Joda esprima parere sfavorevole. Imparerà dal fallimento e dal dolore che la missione inizia realmente quando il Dio interiore è pienamente in lui e libero di agire, e ciò avviene quando la volontà di Luke coincide con la volontà di Joda che sembra donargli il suo spirito nel momento in cui abbandona la veste terrena per renderlo più forte. Luke, a quel punto, è Joda stesso e la coscienza collettiva di tutti gli Jedi. Già nel quarto episodio della saga (il primo ad essere girato in assoluto), Obi One si era smaterializzato per dare più forza a Luke e assisterlo nella sua impresa dalla dimensione astrale, tant’è che, nel duello con Darth, Kenobi dice: “Se mi abbatti, diverrò più potente di quanto tu possa immaginare”. Ciò trova un parallelo anche nel testo biblico, laddove è detto che Elia (Joda) istruisce Eliseo (Luke) ed Eliseo chiede ad Elia: “Quando tu sia rapito lontano da me, due terzi del tuo spirito diventino miei” (2 Re 2:9). Elia (Joda-Kenobi) viene rapito dal lato luminoso della forza di volontà (il carro di fuoco o corpo di luce, che è visibile nelle immagini astrali dei due maestri) e offre due terzi della sua forza spirituale all’allievo, grazie ai quali inizia a compiere portenti. Luke, rafforzato dall’apprendistato e dalla forza trasmessagli dagli ultimi due maestri, è destinato a portare il peso del mondo sulle sue spalle, il vero Messia giunto nell’èra oscura per riportare luce e insegnare a tutti il segreto dell’onnipossente forza che altro non è che l’energia di Dio: la Forza di Volontà

Il principio della Forza

Nella Saga, accanto all’archetipo dello Jedi – termine che gode di affinità elettive col termine egizio Djed indicante un maestro-pilastro di una fratellanza di luce – ciò che affascina di più è certamente il concetto della Forza, con il suo lato luminoso e il suo lato oscuro. In Episodio IV, Obi One spiega che la Forza è “un campo mistico creato da tutte le cose viventi che ci penetra, ci circonda e lega tutte le cose viventi”, qualcosa che niente ha a che vedere con la materia né col campo quantico che non è assolutamente un’energia spirituale, quanto astrale. Il biblico Libro di Sapienza offre la soluzione al mistero della Forza. Agganciandosi idealmente alle parole del maestro di Luke, Sapienza 7:24 insegna che la sapienza divina, in qualità di Spirito Santo, “si diffonde e penetra in ogni cosa”, e Salomone dice a Dio che “il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose”(Sapienza 12:1). Si tratta di un’essenza la cui opera è evidente allorché gli Jedi semplicemente comandano alla Forza stessa di compiere determinati sforzi quali quello di sollevare oggetti più o meno grandi (levitazione) o di comandare e influenzare con la parola le menti deboli e profane che non conoscono la Forza. La vera Magia è questa: l’unione di un’indomabile forza di volontà (convergente con la forza di volontà dell’Io Sono in noi, e sospinta dal desiderio), nota come Forza del Padre, con l’Immaginazione e la visualizzazione creativa (Forza della Madre Sapienza), realizzati e fusi dal Verbo, dalla Parola (Forza Figlio), e sigillati dalla fede che ciò che si è chiesto o comandato alla Forza-Spirito avverrà. Elohim creò così: espresse imperiosa forza di volontà perché desiderava creare, creò a sua immagine (immaginazione) e suggellò tutto con il Verbo: “Fiat Lux” (Genesi 1:3). Proprio non c’è altro ingrediente nella vera Magia. Volontà-Immaginazione-Verbo, i tre ingredienti degli Jedi e dei grandi Inviati della Luce. E come insegna Joda, “non esiste provare, esiste fare o non fare”, quindi volere o non volere. Se si crede che questa sia fantascienza, rammento che a tre discepoli (i Boanerghes di Marco 3:17) Gesù insegnò e conferì il “Potere del Tuono” che già fu di Elia (2 Re 1:12): “i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo “scenda un fuoco dal cielo e li consumi”?”” (Luca 9:54). Gli Jedi sono i Melkisedeq, essere onnipotenti sulla materia, poiché gli spiriti degli elementi obbediscono ai loro ordini. Elia fa cadere la pioggia e il fulmine, Mosè divide le acque, Gesù vi cammina sopra e seda la tempesta comandando agli spiriti del vento e del mare (Matteo 8:27). La Forza è il campo di energia mentale dell’Io Sono universale. Per attingere a questa occorre che l’Io Sono nel microcosmo umano riesca a liberarsi dal guscio dell’ego e a divenire uno (pur mantenendo un’individualità senza annullarsi del tutto) con la mente di Dio Padre che è puro intento e forza di volontà. Ora, questa forza di volontà può essere utilizzata per il Bene (forza cristica) o per il Male (forza anti-cristica), che non coincidono affatto con il concetto egizio di “unione” e “separazione” perché anche il Cristo viene per separare e distruggere, al fine di purificare (Matteo 10:34). Reputo che non esistano un lato oscuro e un lato luminoso della Forza. Esiste pura Forza omnipervasiva che può essere utilizzata in un modo o in un altro, per servire o per asservire, per creare atti di Magia Bianca o di Magia Nera. Se però vogliamo rimanere fedeli alla terminologia tipica del sistema di Guerre Stellari, occorre dire che il lato luminoso della Forza sia quello più arduo e difficile, il meno suadente e fascinoso (prendere la propria croce, purificare sé stessi e distruggere l’ego), utilizzato per difendere, unire i simili, separare i dissimili (in senso verticale-vibrazionale), diffondere equilibrio, rispetto per tutte le forme di vita, e combattere coloro che attingono al lato oscuro della forza (rabbia, odio) per “controllare” altre forme di vita, come fanno gli Arconti-Sith che secondo lo gnostico Vangelo di Filippo 13 “vollero ingannare Adam perché essi videro che egli aveva la stessa origine (immagine e somiglianza, n.d.a.) di Elohim; essi hanno deliberato di prendere l’Adam libero e fare di lui uno schiavo per sempre…Vi sono Potenze che fanno questo all’Adam, non volendo che egli sia salvo, per poter divenire suoi dominatori”. Questo è l’Impero dei Sith che è sotto gli occhi di quei pochi che hanno compreso la verità, o meglio l’inganno di questo mondo. Ma se da una parte i Sith-Arconti possono attingere al campo subatomico, ossia la forza astrale, meglio nota come quintessenza (quanto), su cui essi hanno per ora pieno dominio, influenzando i pensieri e i sogni dell’umanità, dall’altra gli Esseri di Luce provenienti da un mondo superiore attingono alla Forza luminosa del loro mondo, un’essenza di gran lunga più alta della quintessenza astrale. Ciò non è specificato nella saga se non quando Joda, istruendo Luke sulla Forza, gli dice che non siamo fatti di materia grezza ma di luce, alludendo alla Luce Eterna che non è materia, né tantomeno energia, ma pensiero luminoso ed eterno di Dio Padre. Se la quintessenza è la materia del nostro corpo astrale, la luce eterna è l’essenza del nostro corpo di luce, destinato a spostarsi in un campo fatto della stessa luce, che è poi la Mente di Dio Altissimo (cioè Regno della Luce o Pleroma degli gnostici). I Cavalieri Jedi possono attingere al potere della luce perché la loro più intima essenza è fatta di luce. E questo vale per tutti i Figli della Luce. Vale per Mosè che mostrò un volto radiante (Esodo 34:29). Vale per Elia che fu rapito in un carro di fuoco (2 Re 2:11). Vale per Siddharta Buddha e per Gesù (Matteo 17:2) che trasfigurarono in una luce abbagliante. Questa è l’essenza del sacerdozio regale di Melkisedeq (il sacerdozio degli Jedi) e la caratteristica peculiare della nazione santa: il vero Israel, come mostra Pietro: “Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa” (1 Pietro 2:9). E la grande rivelazione è che questo corpo di luce non va costruito, come insegnano molti falsi maestri. O lo abbiamo o non lo abbiamo e, se ne disponiamo, è una delle stelle del cielo come mostrato da Pietro: “Il Cristo ci ha rigenerati per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi…per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi” (1 Pietro 1:3). “Conservata nei cieli per voi…non si corrompe”. L’allusione al mistico corpo incorruttibile è palese.

Stelle del cielo

Avevano ragione i Catari ad affermare che le stelle non erano astri fisici ma abiti di luce appesi dai Figli della Luce nel cielo al momento dell’inizio dell’avventura sulla terra attraverso le diverse incarnazioni del perispirito astrale. E questo getta nuova luce sulle misteriose parole di YHWH ad Abramo: “Uno nato da te sarà il tuo erede. Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci…tale sarà la tua discendenza. Egli credette al Signore che lo ritenne un giusto” (Genesi 15:5). La discendenza spirituale è cosa assolutamente diversa dalla discendenza carnale. E’ una rigenerazione di sé stessi, del proprio corpo perispirituale elettro-magnetico (erroneamente noto come anima), pronto ad accettare la Gerusalemme discendente, il corpo di luce che discende dal cielo per unirsi al perispirito (Apocalisse 21:2), che si è potenziato e liberato dalla pastoia del nostro corpo acqueo (la vera anima umana). Anche Paolo fa intendere che la discendenza, per il Figlio della Luce, non è un’eredità carnale, ma qualcosa di gran lunga più sublime. La discendenza spirituale è il Melkisedeq, è il Re Giusto che rifiorisce nell’uomo carnale: “ora è appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furon fatte le promesse. Non dice la Scrittura: “e ai tuoi discendenti”, come se si trattasse di molti, ma e alla tua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo”. (Galati 3:16). Se il gran finale di Guerre Stellari vede i tre maestri ascesi con il loro manto di luce (come nella trasfigurazione di Gesù sul Tabor insieme a Mosè ed Elia), con uno di essi tornato dalle Tenebre alla Luce, si comprende bene quale sia il valore profetico della Saga. E non è successo “…tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”, ma è prossimo ad accadere.

Fonte: mikeplato.myblog.it

Non vi dimenticheremo mai…

E questo invece è un video fatto da me per rendervi partecipi anche della meravigliosa colonna sonora di Michael Giacchino. Immagini e musica per 15 minuti letteralmente da brividi! Non avete idea di quanto ci abbia messo a prepararlo…

“Guardare Lost senza Michael Giacchino è come non guardarlo affatto”. (J.J. Abrams)

Lost: un’esperienza indimenticabile

Vi lancio un video che reputo il modello ideale del “trailer” di Lost che dovrebbe essere mandato in giro per presentare questa meravigliosa serie tv.

Lost per me è stata una scuola di vita, mi ha aperto la coscienza e sta contribuendo in maniera determinante alla mia evoluzione di pensiero. Non so se certi produttori televisivi e cinematografici siano consapevoli di aver veicolato profonde verità iniziatiche nelle loro opere, ma di certo devono essere stati guidati dallo Spirito altrimenti non si spiega la creazione di certi capolavori di esoterismo. E’ singolare come alla fine si stabilisca una sorta di comunione totale con queste “opere” perché diventano un punto di riferimento costante per affrontare la realtà e personalmente hanno il potere di risollevarmi da tutti quei momenti bui che attraversiamo nella nostra vita. Anche lo sconforto e la delusione più grande vengono spazzate via dal potere superiore di queste “composizioni” perché sono come un libro di consolazione divina che ti danno forza e carica per ricordarti cosa davvero conta nella vita. Almeno per me è così. E’ stato un vero e proprio rapimento mistico ed ogni volta che rivedo gli episodi riesco a stupirmi sempre di più. Sinceramente non so spiegarmelo razionalmente. Tra televisione e cinema gira tanta spazzatura ma ogni tanto capita quella perla che ti cambia la vita. Tutto questo mi è successo con Lost.

Molti mi daranno del matto, ma credo che Lost sia da considerarsi ormai parte integrante della cultura popolare, e andrebbe fatta studiare alla stregua dei più importanti poemi epici o testi sacri dell’antichità, perché è un’opera che può sensibilizzare le coscienze verso i veri valori, soprattutto considerando il panorama di crollo proprio di questi valori a cui stiamo assistendo. Le gesta di Jack, Kate, Locke e gli altri richiamano le audaci imprese degli eroi mitologici del passato, ciascuno dei quali si fa portatore di un Archetipo ben preciso.

L’Isola è quel territorio oscuro della psiche in cui l’anima si trova a vagare, la cui esplorazione fa salire a galla mostri e demoni di ogni sorta che prima si ignoravano. Jacob porta i candidati sull’Isola per dargli un’opportunità di riscatto da un’esistenza vuota di valori spirituali, ma per riuscire nell’impresa essi dovranno farsi una ragione di quanto gli sta capitando e capire da sé cosa va fatto. Il primo ad intuirlo è Locke, grazie al quale Jack prenderà poi lentamente consapevolezza del motivo per cui è stato portato sull’Isola, sino a sacrificarsi per proteggerla. In fondo è giusto che sia stato Jack a portare a termine la missione perché rispetto a Locke detiene qualità umane decisamente maggiori, si è dato sempre da fare per aiutare tutti e la sua generosità non ha mai conosciuto limiti. Sono i due personaggi attraverso cui si snoda l’intera trama, ma non vi dico di più… soltanto…

Guardate Lost! Non ve ne pentirete!

Il mito di LOST – Un viaggio tra la simbologia dell’Isola

Riportiamo dal sito www.recensionilibri.org una recensione del libro di Francesca Piombo (in arte Melusina) “Il Mito di Lost, un viaggio tra la simbologia dell’Isola”, in cui la scrittrice ci guida alla scoperta della dimensione archetipale che si cela dietro l’universo lostiano: un vero e proprio cammino iniziatico tra mitologia, inconscio, reincarnazione, simbologia egizia e molto altro. Successivamente, segue un’intervista molto interessante di Giovanni Pelosini all’autrice del saggio, che si sofferma su alcuni punti chiave del testo.

Recensione del libro

Il libro di Francesca Piombo, in arte Melusina, dedicato alla serie televisiva Lost potrebbe sembrare un manuale per addetti ai lavori, se così possono essere definiti gli appassionati del telefilm trasmesso in Italia dal 2006. Ma “Il Mito di Lost, un viaggio tra la simbologia dell’Isola” racconta molto di più.

Potrebbe anche dare l’impressione di essere una di quelle invenzioni di marketing esoterico create per convincerci che un mondo parallelo esiste, dobbiamo solo crederci e si svelerà davanti ai nostri occhi. Invece lo stile colto e i riferimenti mitologici con cui Francesca Piombo entra nei personaggi di Lost, ci mette davanti ad una prospettiva diversa: viene scomodato addirittura lo psicanalista Carl Gustav Jung e la sua teoria degli Archetipi dell’inconscio collettivo.

Insomma abbiamo a che fare non solo con personaggi televisi, ma con strutture psicologiche che fanno da paradigmi per l’interpretazione del comportamento umano. Il riferimento agli eventi della serie e ai ricordi delle vite passate dei protagonisti delle sei stagioni televisive, diventano il pretesto per spiegare come il senso della vita, quello incomprensibile e sconosciuto, si sveli quando la mente è sconvolta da un evento improvviso che costringe a cambiare le regole.

Francesca Piombo è una osservatrice raffinata dell’essere umano e utilizza la chiave psicologica per analizzare i 48 passeggeri sopravvissuti nello schianto del volo di linea “815″ dell’Oceanic Airlines, e che sono dispersi su un’isola di cui nessuno conosce il nome. Ma fa di più, che la serie sia nota o meno, stupisce la passione con cui l’autrice ce la spiega: in tutte le puntate che abbiamo amato, odiato o che non abbiamo visto, c’è una metafora della nostra vita attuale o passata. I losters sono sperduti e hanno come unico desiderio quello di tornare a casa, ma in questo tentativo ciascuno di loro si metterà a nudo non solo davanti agli altri, ma soprattutto davanti a se stesso ricordando eventi, cose e fatti che ciascuno nel profondo credeva di aver rimosso. E’ così che su Jack, Kate, James, Charlie e su tutti gli altri personaggi, Francesca Piombo ritaglia un archetipo junghiano, un vestito che sembra proprio per loro e che serve ad interpretare e a capire ciascuna delle azioni che questi personaggi compiono. Il Salvatore, il Cattivo ragazzo, il Viandante sono alcuni esempi delle figure che dall’inconscio junghiano approdano all’isola e che permettono a questi sperduti di confrontarsi con la vita e con la morte, con il dolore e con la felicità perduti. Un continuo ponte tra passato e presente, che fa riscoprire il senso di un tempo ciclico, nel quale si cammina a ritroso per ritrovarsi e arrivare fino alle origini della propria storia.

I sopravvissuti hanno consapevolezza di ciò che riaffiora dai ricordi, di ciò che era stato custodito nell’inconscio e che non è andato perso, ma solo imbottigliato da quell’assurdo potere di controllo che tutti crediamo di avere sulle cose. Solo abbandonando questa convinzione, rientrando in contatto con ciò che siamo stati, o che i losters sono stati, si può affrontare l’Universo e farne parte pacificamente. Una esperienza necessaria per gli stessi lostiani così come forse per noi lettori, testimoniata anche dalla dolorosa volontà di tornare sull’isola una volta rientrati a casa, (all’incirca dopo la quarta stagione) perché spinti dal bisogno di ritrovarsi uniti per potersi salvare ancora una volta e poter ricordare.

Chiari i riferimenti buddisti alla Teoria della Reincarnazione, ma se un’altra vita è possibile e lo è il suo ricordo custodito nell’inconscio, è solo a causa di forti traumi che possiamo rientrare in contatto con noi stessi. Il trauma risveglia la consapevolezza che andare lontano, spingersi oltre ciò di cui siamo coscienti, significa anche tornare a noi stessi. E deve essere proprio così dal momento che dopo Lost, il messaggio di questa reminescenza che si trova anche in Platone, ma che per i Greci si svelava solo con la filosofia, continua ad arrivare sui nostri schermi con la nuova serie “The Event”. Siamo curiosi di sapere a questo punto cosa ne penserà Melusina.

Chi verrà chiamato

Lost è sempre spunto di riflessioni profonde. Jacob spiega perchè ha scelto determinate persone per affidargli l’incarico di proteggere la Luce nel cuore dell’Isola:

“Non vi ho sottratti a un’esistenza felice, avevate tutti dei problemi. Vi ho scelti perché eravate simili a me, eravate soli, alla ricerca di qualcosa che non riuscivate a trovare. Vi ho scelti perché avevate bisogno di questo posto quanto esso di voi”.

Questo è l’identikit di tutte le anime che saranno chiamate dal Padre. Ma non per questo si saranno assicurate il biglietto del viaggio di ritorno verso il Pleroma. Occorrerà un durissimo lavoro di disidentificazione e smantellamento dell’Ego per scrollarsi di dosso tutto il karman e liberare la Luce interiore. Ricordiamo le parole di Gesù: molti i chiamati, pochi gli eletti. In tanti riceveranno segni, indizi, messaggi, ma soltanto alcuni, i solitari, vedranno il Logos discendere su di essi ed entreranno nella camera nuziale.